Vi proponiamo altri 5 articoli che ci sono piaciuti e che secondo noi dovreste leggere. Come al solito vi ricordiamo che non sono articoli scritti da noi, ma ci hanno colpito, interessato, incuriosito, per cui li riproponiamo molto volentieri, senza tante strategie di marketing o sottotesti nascosti.
Semplicemente quando troviamo qualcosa che merita (e che magari avremmo scritto anche noi) ci piace condividerla per farla arrivare a più gente possibile.
Trovate tutte le puntate della rubrica a questo link.
1- “Il dynamic pricing dei biglietti sta rovinando la musica dal vivo” di Nicholas David Altea (Wired)
Ci piace perché: spiega benissimo quel meccanismo chiamato dynamic pricing e l’influenza che sta avendo sul mondo della musica live. Il caso della vendita online dei biglietti degli Oasis è molto emblematico. Ma non è l’unico problema: collegato ad esso c’è anche il secondary ticketing. Comunque, alla fine, ricordiamolo: a perderci è sempre lo spettatore.
Un video: quale occasione migliore per recuperare quel famoso concerto a Knebworth di agosto 1996, per cui nessuno ha dovuto bestemmiare nel comprare la prevendita su internet a prezzi indecenti e variabili? Questa è The Masterplan.
2- “The Curious Case Of The Underselling Arena Tours” di Zach Schonfeld (Stereogum)
Ci piace perché: è una lunga e approfondita disamina su quello che sta succedendo negli Stati Uniti (ma di riflesso anche nel resto del mondo) e cioè il fatto che i concerti programmati in arene e stadi finiscano per essere un flop, con il conseguente annullamento o, peggio, l’esibizione in un palazzetto mezzo vuoto. Costi troppo alti, mancanza di conoscenza del proprio pubblico, avidità, prezzi esagerati, l’affidarsi a promoter non validi, mancanza di riscontro tra domanda e offerta, saturazione del mercato: queste alcune delle possibili cause.
Un video: ovviamente i Black Keys sono la scelta obbligata e abbiamo deciso di puntare su qualcosa di vecchio, ad esempio questa versione di Stack shot Billy suonata live al Late Show with David Letterman nel 2004 e tratta dal loro terzo disco “Rubber factory” uscito quello stesso anno.
3- “Intervista totale a Bruno Dorella, musicista & sound designer: dai libri che si porta in tour alle opinioni sui social. Quando l’artista è inattuale compone vedendo il sepolcro” di Fabrizio Testa (Pangea)
Ci piace perché: sebbene non sia un’intervista recentissima (è del 2021), è sempre interessante ascoltare quello che Bruno Dorella ha da dire. Amiamo i suoi tanti progetti (Ronin, OvO, Bachi Da Pietra, Wolfango, Tiresia) e pensiamo che sia importantissimo che ci siano persone come lui: intelligenti, capaci di raccontare, evocativi.
Un video, anzi una canzone: i Ronin sono un progetto meraviglioso e questo pezzo, Animal’s eyes, è tratto da un bellissimo ep intitolato “I see them” (2016) che raccoglie il materiale registrato con Francesca Amati (Amycanbe, Comaneci) nel corso degli anni.
4- “How the Britpop Legends Blur Almost Launched the U.K. Space Program” di Sarah Durn & Dave Rowntree (Atlas Obscura)
Ci piace perché: è una storia davvero curiosa. Sapevate che Dave Rowntree e Alex James, rispettivamente batterista e bassista dei Blur, sono grandi appassionati di astronomia? E che una notte, hanno deciso di lanciare un programma britannico di esplorazione spaziale (che fino a quel momento non esisteva)? Beh, è finita che tutta la band ha finanziato il lander Beagle 2 per la missione su Marte, coinvolgendo anche l’artista Damien Hirst. Nel 2003 il lander è stato spedito su Marte ma purtroppo si è schiantato sulla superficie del pianeta rosso. Ed è un peccato perché il segnale di arrivo della missione, cioè la canzone che avrebbe dovuto inviare il lander sulla Terra per confermare l’avvenuto atterraggio,era stata composta proprio dai Blur.
Un video, anzi una canzone: su “Parklife” (1994) c’è una traccia psichedelica di nemmeno due minuti intitolata Far Out, è scritta da Alex James ed è ispirata dalla sua passione per l’astronomia (leggere il testo per credere). Ne esiste una versione più lunga ed elettrica intitolata prosaicamente Far Out (Electric Version) oppure Far Out (Demo) e una versione molto simile di quest’ultima, intitolata Far Out (Beagle 2 remix) (e con un testo altrettanto spaziale), sono entrambe contenute nel box set uscito nel 2012. E qui il cerchio si chiude.
5- “Case da disco” (ilPost)
Ci piace perché: è un articolo curioso che ci fa riscoprire alcuni dischi e ci mostra un dietro le quinte un po’ speciale: le abitazioni finite sulle copertine di dischi e che sono diventate iconiche. Una carrellata ovviamente parziale e limitata ma che, per quello che offre, copre un bel periodo (dal 1965 di “Bringing It All Back Home” di Bob Dylan al 2022 di “Skinty Fia” dei Fontaines D.C.).
Un video: ovviamente quello di Never meant degli American Football, contenuta nel loro celebre disco e che apre l’elenco delle abitazioni musicali dell’articolo e che troviamo anche nel videoclip.


