La terza puntata, con focus sul periodo 2021-2023, della nostra rubrica in cui segnaliamo gli album con la migliore qualità percepita in fase di ascolto.

Album of the Ear è una rubrica che vuole segnalare e dare evidenza degli album che, nell’epoca della Loudness War, si distinguono per la qualità della produzione (scrittura, arrangiamento, registrazione, mix, mastering) e, in ultima analisi, per la qualità percepita in fase di ascolto. Prestiamo particolare attenzione al range dinamico (in breve: l’intervallo, misurato in dB, tra il valore minimo di ampiezza di un suono e quello massimo), aspetto cruciale tra quelli che fanno “suonare bene” un disco e che spesso viene sacrificato per far sì che la musica possa sentirsi forte (ma non meglio) soprattutto su dispositivi economici e contesti caotici.

Vogliamo segnalare quelle esperienze di produzione che scelgono di non piegarsi all’andazzo generale. Album che, quando riprodotti su un buon impianto e con buone abitudini di ascolto, offrono esperienze impagabili.

Questa è la terza puntata della rubrica, dove abbiamo selezionato 20 dischi da noi apprezzati e con buona qualità di (ri)produzione, con riferimento al triennio 2021-2023

Come nei precedenti volumi di Album of The Ear, anche in questo caso il principale elemento che ci ha guidato nella scelta degli album è il range dinamico, per comodità indicato con il valore DR. Non ci dilunghiamo a spiegare cosa sia perché su queste pagine abbiamo trattato il tema veramente in tutte le salse. Trovate cenni nei precedenti articoli di AOTE, ma anche QUI e QUI

Siamo perfettamente consapevoli che il range dinamico non è, di per sé, un elemento sufficiente a decretare la buona produzione di un disco. Così come sappiamo bene che, per alcuni generi specifici, una certa soglia di compressione dei volumi sia praticamente una cifra stilistica. Ma siamo altrettanto fermamente convinti che il rispetto del range dinamico sia un elemento determinante nel consentire ascolti godibili e mai stancanti, anche quando ripetuti e ad alto volume. 

Per questo pensiamo che le band e gli ingegneri che optano per master dinamici vadano premiati: lo facciamo, nel nostro piccolo, dando evidenza degli album frutto di questa apprezzabile scelta. Pensiamo sia giusto, perché scegliere master che rispettano la dinamica significa favorire ascolti non stancanti, dimostrare di tenere a ciò che si offre agli ascoltatori e non seguire invece le logiche distruttive di un’industria e di uno stile di vita che ci stanno portando sempre di più verso ascolti spezzettati, distratti e affaticanti.

L’inaspettata sorpresa delle produzioni nel metal estremo

Nelle ricerche per gli album con master dinamico per questo terzo volume della serie, abbiamo notato un trend particolarmente positivo nei generi metal più estremi, come death e black.

In redazione non possiamo definirci amanti di questo genere (per quanto apprezziamo alcuni gruppi e album storici), e infatti non troverete tali album nella nostra selezione, ma le evidenze ci hanno fatto particolarmente piacere. Infatti sono diversi gli album black o death che presentano un range dinamico elevato.

Potrebbe essere un caso, ma data la numerosità degli album con master dinamici, è più probabile che ci sia una consapevolezza acquisita e condivisa tra ingegneri, etichette e band. Sul fronte delle label, a ben vedere, fu già la Earache Records (storica etichetta metal) qualche anno fa a lanciare un chiaro segnale, con la ristampa di diversi album metal classici nella versione “Full Dynamic Range“, che venivano presentati con un messaggio esplicito sul tema.

Per quanto ci riguarda la cosa ha assolutamente senso: in un genere come il death metal, dove i volumi sono alti e il suono naturalmente saturo, comprimere anche il master trasforma i dischi in una tortura e non in un piacere. 

Di seguito alcuni esempi di album con DR alto degli ultimi tre anni:

ARTISTAALBUMANNODR
Ad NauseamImperative Imperceptible Impulse [Full Dynamic Range]202111
Ad NauseamNihil Quam Vacuitas Ordinatum Est [Full Dynamic Range]202111
Hooded MenaceThe Tritonous Bell202111
MefitisOffscourings202111
TransilvaniaOf Sleep And Death202111
DarkthroneEternal Hails……202110
MoonspellHermitage202110
ArriverEmeritus20219
Funeral FullmoonRevelation of Evil20219
Dead HeadSlave Driver202211
Disguised MalignanceEntering The Gateways202312
…and OceansAs in Gardens, So in Tomb202310
ImmortalWar Against All202310
IsoleAnesidora20239

Niente di nuovo sul fronte rock & pop 

Nel rock e nel pop sembra si sia ancora molto lontani dall’acquisizione di una consapevolezza come quella raggiunta nel metal estremo: si continuano infatti a produrre album con master insensatamente (troppo) compressi. Le eccezioni ci sono, ma sono appunto tali: eccezioni.

Il fatto che tutte le piattaforme streaming applichino a monte una normalizzazione (che abbassa il volume percepito di album con master molto alti) non si è rilevato un motivo sufficiente per mettere un freno alla produzione di album che sacrificano totalmente il range dinamico.

In linea generale è ancora fortemente diffusa l’idea che un master compresso sia irrinunciabile in un’ottica di competitività nella cattura dell’attenzione degli ascoltatori. E questo, non ci stancheremo mai di dirlo, oltre che la qualità stessa della registrazione e del mix, sta pregiudicando la fruibilità e soprattutto la longevità di album anche molto interessanti.

A titolo di esempio segnaliamo “The Death of Randy Fitzsimmons” dei The Hives, “Hellfire” dei Black Midi, “Chronicles of a Diamond” dei Black Pumas e “Everything is alive” degli Slowdive. Quattro dischi, anche di un certo rilievo, caratterizzati da master fortemente compressi che in relazione al genere proposto ci appaiono non necessari e dannosi.
Ci ha sorpreso negativamente soprattutto l’album dei Black Pumas, che pur avendo una pregevole qualità di registrazione e mix, risulta avere un DR 4: un deciso passo indietro rispetto all’esordio omonimo che aveva il doppio del range dinamico. Anche il ritorno degli Slowdive è stato una delusione da questo punto di vista, perché il pur ottimo disco viene rovinato da un master affaticante e la differenza con il master Dolby Atmos (disponibile su alcune piattaforme) è lampante (i master in Dolby Atmos, per ragioni tecniche, devono mantenere una certa dinamica).

ARTISTAALBUMANNODR
Black MidiHellfire20224
SlowdiveEverything is alive20235
Black PumasChronicles of a Diamond20234
The HivesThe Death of Randy Fitzsimmons20234

Per dovere di cronaca, è giusto aggiungere che esistono anche eccezioni al contrario, e cioè dischi con basso range dinamico ma usato in maniera funzionale all’arrangiamento, dischi di cui è difficile non riconoscere la qualità della produzione, così come il coinvolgimento e l’impatto all’ascolto (anche se magari al netto di una possibile soglia di affaticamento).

Cinque titoli rappresentativi:

ARTISTAALBUMANNODR
Billie EilishHappier Than Ever20215
WhitemaryRadio Whitemary20225
Caroline PolachekDesire, I Want to Turn Into You20236
The JungleVolcano20236
Sault1120235

Tornando invece ai dischi con alto range dinamico, tra quelli inclusi nella nostra selezione rientrano diversi album apprezzati da critica e pubblico, cosa che oltre a farci piacere, invalida totalmente l’idea secondo cui non comprimere il master per far suonare forte i brani rappresenterebbe uno svantaggio competitivo…

Selezione AOTE 2021-2023

La lista è frutto delle preferenze espresse da ogni membro della redazione, su una selezione di album degli ultimi tre anni che ci sono piaciuti e che riteniamo ben prodotti, consentendo ascolti non affaticanti e coinvolgenti anche ad alto volume. C’è qualche eccezione con album non particolarmente dinamici (ma che comunque ci sembrano suonare discretamente bene), che sono stati scelti facendo pesare di più le preferenze personali dei redattori, concedetecelo :-)

Alla fine della selezione troverete una playlist che comprende i brani consigliati per ogni album. Se volete ascoltarla mentre leggete recatevi a fondo pagina, cliccate play e tornate qui.

Le raccomandazioni sono le solite: impostate la massima qualità nelle opzioni della piattaforma streaming che usate e – molto importante – disattivate la normalizzazione (se da una parte la sua funzione può essere utile se siete abituati ad ascoltare playlist con brani con volume molto diverso, dall’altra parte influisce negativamente sulla qualità del suono).

Infine, tenete presente che album molto dinamici fanno emergere le proprie qualità quando si alza il volume del proprio dispositivo (e a differenza di album con master troppo compressi, non danno fastidio e non affaticano), quindi non temete e alzate il volume: sentirete i dettagli emergere, così come la sensazione di profondità e pienezza timbrica. 


Silk Sonic – “An Evening with Silk Sonic” (2021, Aftermath Entertainment; Atlantic Records) [DR: 9]

I Silk Sonic dovrebbero, a naso, essere uno dei gruppi più famosi in questa selezione, insieme a Damon Albarn, in ambito di pubblico mainstream. Il superduo è, infatti, nato dalla mente di due nomi celebri nel panorama mondiale, quali Bruno Mars e Anderson .Paak, che hanno coadiuvato gli sforzi per pubblicare un esordio che ha riscosso un successo commerciale meritato. “An evening with the Sonic Silk” richiama le atmosfere della fine dei sessanta e metà dei settanta, passando in novero i generi più fortunati della black music: nel lavoro c’è soul, la scuola della Motown, r’nb, funk e pop miscelato in maniera equilibrata, coinvolgente e sensuale al punto giusto. Le influenze principali sono Stevie Wonder, Aretha Franklin, Barry White, Marvin Gaye, Prince, James Brown, Curtis Mayfield e D’Angelo. Il successo del disco passa anche attraverso la scelta della squadra di musicisti rodati e splendidi esecutori delle direttive del duo, a cui si affiancano sapienti artigiani della produzione che fanno suonare il disco come potrebbero suonare tanti altri dischi pop per non scontentare nessuno: dinamico per suonare bene su buoni impianti, ma con il giusto “punch” per suonare bene anche su piccoli dispositivi.

Mixato da Serban Ghenea e masterizzato da Randy Merrill.

Brano consigliato: Leave the Door Open


Squid – “Bright Green Field” (2021, Atlas) [DR: 9]

La Warp Records si scomoda per gli artisti emergenti , fuori dalla sfera dell'”elettronica”, quando la loro componente sperimentale è legata a un grande potenziale e talento. Il quintetto degli Squid, provenienti da Brighton, rientra in questo novero e ha conquistato la critica musicale grazie ad un primo full lenght premiato con voti altissimi. Il disco potrebbe risultare difficile da descrivere in poche parole, essendo un’esplosione pollockiana di riferimenti e suoni. Da un lato abbiamo il post punk dei The Fall, dall’altro l’approccio alla Talking Heads e la new wave, soprattutto newyorkese, ma anche la componente kraut dei Can e Neu! e la virata sperimentale di combo quali This Heat, questi ultimi due gruppi espressamente citati dalla band come maggiori influenze. Il risultato è una collisione tra mondi, un caos calmo di sonorità e canzoni ben scritte, in cui si alternano molteplici scenari.

Prodotto e mixato da Dan Carey e masterizzato da Christian Wright (di casa Abbey Road).

Brano consigliato: G.S.K.


Damon Albarn – “The Nearer The Fountain, More Pure The Stream Flows” (2021, Transgressive) [DR: 8]

Un mio amico è solito dire: <<negli ultimi vent’anni Damon Albarn ha sperimentato nuovi modi di fare musica, mentre Liam Gallagher ha trovato solo nuove strade per litigare con il fratello e i fans>>. Nell’ultimo decennio il musicista londinese ha saziato la propria urgenza creativa con una decina di pubblicazioni, tra Blur, Gorillaz, colonne sonore e The Good, The Bad and the Queens. Come solista ha replicato, a distanza dall’ottimo “Everyday Robots”, la sua presenza in questa speciale classifica, proponendo un lavoro più riflessivo e di maggiore respiro, con passaggi di sperimentazione rumoristica ambient e brani più vicini alla forma canzone. Disco nato concettualmente come composizione ispirata ai magnifici paesaggi remoti dell’Islanda e di cui ha mantenuto la ricchezza della varietà orchestrale, che entra in confidenza dopo qualche ascolto, mostrando come il percorso artistico del musicista di Whitechapel non sia neanche vicino al suo epilogo. Con nostra somma fortuna. Brani consigliati: Polaris, Royal Blue Morning e la title track.

Mixato da Stephen Sedgwick (già al lavoro sugli album di Blur e Gorillaz) e masterizzato da John Davis.

Brano consigliato: Polaris


Little Simz – “Sometimes I Might Be Introvert” (2021, AGE 101) [DR: 8]

Simbiatu Abisola Abiola Ajikawo aka Little Simz è con pochi dubbi una delle artiste più interessanti in ambito rap e dintorni, ma anche in termini assoluti se si estende il dominio al più generico e ampio concetto di musica popolare. Finora infatti da “Grey Area” (2019), album che l’ha fatta conoscere anche fuori dal Regno Unito, all’EP “Drop 7” (2024) – nel momento in cui scriviamo suo ultimo lavoro – la giovane londinese di origini nigeriane non ha sbagliato un colpo. “Sometimes I Might Be Introvert” è il suo album più “epico”, con arrangiamenti stratificati, orchestrazioni e campionamenti vari. Tutto ciò non toglie però immediatezza e potenza al suo flow, sempre molto espressivo, sicuro, efficace, significante. Dal punto di vista sonoro, l’album è molto vario, sia nello stile dei brani, sia nella resa acustica e dinamica. Alcuni brani sono più compressi nei volumi, altri più dinamici, con differenze anche notevoli, ma nel complesso possiamo considerarlo un album che suona sicuramente bene e che, anche per le caratteristiche di arrangiamento, fa sicuramente la sua bella figura ad alto volume su buoni impianti.

Registrato e mixato da Ben Baptie e Richard Woodcraft. Masterizzato da Matt Colton.

Brano consigliato: Rollin Stone


Bachi Da Pietra – “Res3t” (2021, Garrincha Dischi) [DR: 7]

Dei Bachi ne abbiamo parlato nell’intervista a Giovanni Succi, spiegando come il songwriting e la narrazione siano centrali nel loro lavoro. La scrittura di Succi gioca sulla polisemia, su sferzate ironiche e caustiche allo stesso tempo oltre che nell’abilità di poter ricorrere a un ampio spettro di figure retoriche, ma senza retorica. “Reset” è il ponte tra gli inizi ruvidi e minimali e l’attuale formazione a tre. Contiene un mix di suoni e stili che non possono lasciare indifferenti. Di che razza siamo noi, Bestemmio l’Universo, Fumo, Umani o Quasi, Comincia adesso sono un ottimo biglietto da visita per approfondirli. Per quanto riguarda la produzione, il disco ha suoni molto d’impatto e per ottenere questo effetto si è legittimamente fatto uso di una certa soglia di compressione. Nei brani più saturi (ad esempio Pesce veloce del baltico) questo crea un po’ di affaticamento, ma nei brani con arrangiamento più minimale e arioso, si lascia ascoltare che è una bellezza. Abbiamo volutamente scelto l’edizione speciale “Res3t”, che rispetto a quella originale contiene 4 tracce live in più, maggiormente dinamiche rispetto a quelle in studio.

Mixato da Marcello Batelli e masterizzato da Giulio Ragno Favero.

Brano consigliato: Di che razza siamo noi


Moin – “Paste” (2022, AD 93) [DR: 12]

I Moin sono il frutto della collaborazione tra i londinesi Raime (Joe Andrews and Tom Halstead) e la talentuosa batterista nostrana Valentina Magaletti, anch’essa ormai da tempo di stanza a Londra. La band ha esordito nel 2021 con l’album “Moot!”, seguito dal successivo “Paste”, uscito l’anno seguente. Abbiamo scelto quest’ultimo ma avremmo potuto fare testa a croce senza restare delusi per qualsivoglia risultato. Sia per contenuto artistico, sia per produzione, entrambi i lavori sono di pregevole livello. La band sembra trasferire in un contesto distopico e post industriale le intuizioni sonore di band del secolo scorso come Slint, Fugazi, June of 44. Passaggi in spoken word campionati e suoni volutamente “storti”, stranianti, sono controbilanciati dal drumming preciso – ma macinante groove – della Magaletti. L’alto range dinamico favorisce l’intellegibilità del tutto, la pienezza timbrica degli strumenti (diteci in quanti altri dischi rock e pop contemporanei sentite una batteria così definita) e la naturale resa delle differenze di volume. Ogni ascolto è un viaggio. Si consiglia un volume alto.

Mixato dalla band stessa e da Sean Woodlock, masterizzato da Noel Summerville.

Brano consigliato: Hung Up


Porcupine Tree – “Closure/Continuation” (2022, Sony Music) [DR: 12]

“Closure/Continuation” segna il ritorno dei Porcupine Tree dopo 13 anni, nei quali i componenti si sono dedicati a percorsi solisti (quello di Steven Wilson il più noto). Il tempo non sembra essere passato (se non per l’assenza di Colin Edwin, lasciatosi non benissimo con Wilson e compagni) e la band ci consegna un disco di tutto rispetto, in cui si conferma il talento di Wilson come compositore e quello di tutta la band dal punto di vista tecnico strumentale. La produzione è come al solito stellare e il range dinamico di altri tempi. Il mix è a cura dello stesso Wilson e del batterista Gavin Harrison, mentre il mastering non è una fase prevista nei dischi di Wilson.
Nel momento in cui scriviamo “Closure/Continuation” ha collezionato oltre 15 milioni di stream su Spotify, e a parere di chi scrive è un album che suona bene su dispositivi economici e magnificamente su impianto: è l’ennesima conferma che comprimere il master non è affatto indispensabile, sia in termini di competitività sul mercato, sia in termini di possibilità di ascolto sui più svariati dispositivi: svegliatevi da questa allucinazione.

Brano consigliato: Harridan


MAI MAI MAI – “Rimorso” (2022, Maple Death Records) [DR: 10]

“Rimorso” è un album che non dovrebbe mai mancare in un’ ideale raccolta di dischi sul Mediterraneo. MAI MAI MAI aka Toni Cutrone, mischia abilmente registrazioni di campo, canti popolari in diversi dialetti, sonorità elettriche e analogiche. Il risultato è un album affascinante, straniante, oscuro, con alcune texture sonore che a chi scrive hanno ricordato il sapiente e creativo utilizzo del suono di Hans Zimmer nell’ultimo “Dune” di Villeneuve. Qui le protagoniste non sono però valorose Fremen o potenti Bene Gesserit di pianeti lontani, ma donne lavoratrici, forti e instancabili del terrestre Mediterraneo in un passato forse perso ma che ancora fa sentire la sua influenza in certe terre. E proprio come in una colonna sonora, in “Rimorso” il ventaglio di suoni è ampio, così come il range dinamico, che assume un ruolo fondamentale nell’evidenziare le differenze di volume e dare la giusta profondità di contrasto tra i diversi elementi.

L’album è stato mixato e masterizzato da Matt Bordin.

Brano consigliato: Fimmine Fimmine


Hammered Hulls – “Careening” (2022, Dischord Records) [DR: 9]

Metti insieme 4 persone sulla carta molto diverse, ma che si stimano l’un l’altro. Troveranno la loro strada, e quella strada porta diretta a Washington D.C. Le quattro persone sono Alec MacKaye (Untouchables, The Faith, Ignition, oltre che essere fratello del più famoso MacKaye) alla voce, Mary Timony (Helium, Wild Flag, Ex Hex) al basso, Mark Cisneros (Kid Congo, The Make-Up) alla chitarra e Chris Wilson (Ted Leo and the Pharmacists, Titus Andronicus) alla batteria. Il disco che ne esce è furiosamente posthardcore e stilisticamente con un feeling molto fugaziano, ma non derivativo o nostalgico e i 4 musicisti, ben consci dei loro mezzi e con un bagaglio variegato di esperienze, rendono il tutto molto personale. I pezzi sono belli, filano via lisci e colpiscono duro quando serve. Superfluo dire che “Carreening” è pubblicato su Dischord, importante invece sottolineare che è stato l’ultimo disco registrato agli Inner Ear Studios di Washington D.C., prima della loro chiusura, ovviamente dalle sapienti mani di Don Zientara e prodotto da Ian MacKaye.

Brano consigliato: Pilot Light


Nu Genea – “Bar Mediterraneo” (2022, NG / Carosello) [DR: 9]

Cosa dire di “Bar Mediterraneo” che non sia già stato detto negli ultimi quattro anni? Pubblicato dopo l’ottimo “Nuova Napoli” (2018, quando ancora si facevano chiamare Nu Guinea), ha confermato il talento del duo napoletano, ma residente a Berlino, formato da Massimo di Lena e Lucio Aquilino. Nel mondo dell’elettronica la formazione bicefala è quasi uno standard (Daft Punk, Soulwax, Cassius, AIR, Chemical Borthers, Pet Shop Boys, Disclosure, Boards of Canada, per citarne alcuni dei più famosi e che consigliamo di recuperare qualora non li conosciate) e i NG rappresentano un’espressione interessantissima di fusione tra italo disco (nulla a che fare con i The Kolors) degli anni ’70, world music, funk, fusion, musica napoletana e ritmi ballabili. Non chiamatela semplicemente lounge o chill-out à la Buddha Bar, perché la ricerca sonora, la qualità delle produzioni e la capacità di scrivere instant classic come Marechià, Tienaté e Vesuvio, è un dono raro. E ce li abbiamo noi, popopopopò.

Mixato da Massimo di Lena e Lucio Aquilino, masterizzato da Frank Merritt.

Brano consigliato: Tienaté


Black Country, New Road – “Ants From Up There” (2022, Ninja Tune) [DR: 8]

I Black Country Road avevano fatto gridare in molti al miracolo con l’esordio “For the first time” (2021) per via della giovanissima età dei componenti (tutti tra i 21 e i 22 anni), per i riferimenti colti della proposta (Slint su tutti), con le due cose che in combinazione giustificano la sopresa e l’attenzione sul gruppo. “Ants From Up There” esce a seguito di una notizia shock per i fan della band e per la band stessa: il cantante Isac Wood annuncia l’abbandono per problemi di salute, appena quattro giorni prima dell’uscita del disco. Stilisticamente si riprendono le fila di alcune caratteristiche mostrate nell’esordio, ma i cambiamenti sono tanti, a cominciare dall’allargamento degli esecutori con una manciata di musicisti aggiuntivi chiamati a registrare in studio e ad arricchire una band già per sua natura molto numerosa (sette i membri).
Continuano ad esserci riferimenti a Slint e un certo post rock, ma più evidenti sono i richiami agli Arcade Fire e quindi a un pop da camera con arrangiamenti in alcuni passaggi molto ricchi, quasi ampollosi. La proposta funziona, la band continua ad essere credibile, alternando momenti più malinconici e minimali e momenti più euforici e riuscendo comunque a trasmettere una certe genuinità. Dal punto di vista acustico il disco suona molto bene. Per arrangiamenti che coinvolgono strumenti così vari, un master compresso sarebbe stato un controsenso, impedendo la giusta separazione tra le varie linee strumentali e togliendo respiro nella mancata differenza tra parti di differente volume. Tutti aspetti che, per fortuna, vengono invece premiati grazie a un master sufficientemente dinamico (poteva esserlo anche di più, il disco ne avrebbe guadagnato, ma vista la tendenza generale, accontentiamoci).

Prodotto e mixato da Sergio Maschetzko e masterizzato da Christian Wright.

Brano consigliato: Good Will Hunting


Bodega – “Broken Equipment” (2022, What’s Your Rupture?) [DR: 8]

Strano dirlo (o forse no), ma l’aggettivo perfetto per descrivere i Bodega è semplicemente “newyorkese”: nei loro due dischi, sia il debutto “Endless scroll” sia soprattutto questo secondo lavoro, abbiamo una grandissima miscela di influenze, tutto quel meltin’ pot musicale che forma e caratterizza il suono della città statunitense. Abbiamo il post punk, il punk, il noise, l’hip hop, il power pop, l’indie pop, le melodie sghembe. Il mix risultante, sebbene rischioso, è ben bilanciato, con un equilibrio pazzesco tra arte e follia. I Bodega sanno scrivere pezzi con un gran tiro e assemblarli in un disco capace di spiazzarti traccia dopo traccia. Chiamatelo art-punk, chiamatelo come volete, ma ascoltateli.

Prodotto e mixato da Adam Sachs.

Brano consigliato: C.I.R.P.


Fontaines D.C. – “Skinty Fia” (2022, Partisan Records) [DR: 8]

I dublinesi Fontaines D.C. sono uno di quei gruppi che, per comodità, sono stati inseriti nella recente ondata post-punk europea, insieme a Idles, Viagra Boys, Shame e soci e ha iniziato a distinguersi per una produzione che si è gradualmente impreziosita di dettagli e affrancata dal punk e post punk lineare degli esordi. I tre dischi in studio hanno, dal 2017 a oggi, consegnatoci un gruppo che ha riscosso forte successo ed ha allargato la propria proposta, anche grazie al miglioramento nella composizione e della qualità di scrittura e nelle doti vocali del cantante Grian Chatten, che ha pubblicato nel 2023 il suo esordio solista.
Con “Skinty Fia” gli irlandesi hanno alzato l’asticella, combinando accessibilità e qualità e affrancandosi dal timore di dischi in calo rispetto ai due lavori precedenti. La struttura resta quella di un post-punk moderno, non manieristico , di matrice britannica, come si può intuire da brani come la title-track, Roman Holidays, Jackie Down the Line e l’opener In ár gCroíthe go deo.
Come suona? L’album è meno dinamico di quanto il DR 8 può lasciar intendere, la media infatti è alzata da The Couple Across The Way, brano per solo organetto e voce, che segna DR 11. Tuttavia, l’arrangiamento arioso e l’ottimo mix lo fanno suonare discretamente bene.

Prodotto e mixato da Dan Carey e masterizzato da Christian Wright , stessa coppia già all’opera anche per “Bright Green Field” degli Squid.

Brano consigliato: Roman Holiday


King Hannah – “I’m Not Sorry, I Was Just Being Me” (2022, City Slang) [DR: 7]

“I’m Not Sorry, I Was Just Being Me”, primo disco della band di Liverpool, è stato uno dei lavori più apprezzati degli ultimi anni, promosso ampiamente da critica e pubblico. Hannah Merrick e Craig Whittle, duo principale della band, nonché autori di tutte le composizioni, convincono nella costruzione dei brani, che in qualche modo comunicano sincerità e autenticità. Questo è dovuto a una produzione “calda”, volutamente non pulita o plastificata, ma anche alla voce e prosodia particolari di Hannah Merrick (sempre ben evidenziata nel mix) e alla chitarra dal sapore blues di Craig Whittle. I brani si sviluppano spesso in climax, con elementi minimali e acustici che, in crescendo, arrivano ad esplodere in intensità nella sei corde di Craig e nell’aumento di giri della sezione ritmica. A parere di chi scrive, un master più dinamico avrebbe evidenziato ancora di più questa fase in crescendo, con un risalto ancora più netto delle differenze di volume e una maggiore definizione e separazione degli strumenti nei momenti più saturi. In ogni caso il risultato raggiunto dalla band e dal sound engineer Ted White è sicuramente buono: l’album risulta godibile, non affaticante e candidabile anche per il test di un buon impianto.

Il mastering è stato curato da Sarah Register.

Brano consigliato: All Being Fine


Stromae – “Multitude” (2022, (Universal Music France) [DR: 7]

Verosimilmente Stromae si potrebbe considerare l’artista “pop” europeo di riferimento, in questo momento storico. Lo si era intuito anni fa, ma il nuovo disco è la conferma certificata ISO9000 con sputo sulla mano. Per qualità dei suoi dischi e arrangiamenti, capacità di scrittura, testi, combinazione di stili e soluzioni, ironia e tematiche sociali affrontate. Come artista francofono è un Brassens fissato con l’elettronica ballabile e la world music, ma le sue canzoni sono più stratificate e ricche di quello che si pensi. I testi sono icastici, contraddistinti da calembour e ironia che celano un’analisi spietata della società, il grido d’allarme del filosofo conciato da jester. Dopo oltre dieci anni dal secondo (ottimo) disco, Paul Van Haver tira fuori dal cilindro un lavoro che è ossigeno nel panorama attuale, per quanto il successo e i ritmi cannibali dello star system e dei social lo abbiano svuotato e riportato a confrontarsi con l’enfer dei vivi, scegliendo parole così forti e attuali sulla depressione, la follia e il senso di angoscia tipico della nostra società, che raramente si sono sentite in classifica. <<J’ai parfois eu des pensées suicidaires / Et j’en suis peu fier/ On croit parfois que c’est la seule manière /de les faire taire/ Ces pensées qui me font vivre un enfer>> . L’intero lavoro è una sintesi totalizzante di quello che si potrebbe fare selezionando stili e idee da diverse provenienze e facendole interagire tra loro in modo eccellente. E ringraziamo che c’è Stromae, che è una Multitude.

Mixato da Lionel Capouillez e masterizzato da Pieter De Wagter.

Brano consigliato: Santé


Ana Frango Elétrico – “Me Chama de Gato Que Eu Sou Sua” (2023, Mr Bongo Records) [DR: 11]

Ana Frango Elétrico è lo pseudonimo dietro cui opera Ana Faria Fainguelernt, cantante, musicista, attivista e poetessa brasiliana. Originaria di Rio De Janeiro, classe 1997, Ana è una delle stelle più luminose della musica brasiliana, in ascesa dal 2019 e giunta al suo terzo disco in studio. La sua scelta di rifiutare la connotazione di Nueva Musica Popular Brasileira è in linea con il suo percorso artistico e musicale, proponendo un collage sonoro e colorato che parte dai grandi nomi della bossa e del movimento tropicalista e MPB, ma fondendoli con elementi presi dalla scena funk-jazz americana, acid jazz e punk. Un disco divertente, ispirato e suonato in modo corale, una chicca nascosta dello scorso anno.
Dal punto di vista acustico è un perfetto esempio di disco che suona “forte”, punchy, pur rispettando pienamente la dinamica, con tutti gli aspetti positivi che ne conseguono.

Mixato e masterizzato da Martin Scian.

Brano consigliato: Electric Fish


Bono/Burattini – “Suono In Un Tempo Trasfigurato” (2023, Maple Death Records) [DR: 10]

L’esordio di Francesca Bono (Ofeliadorme) e Vittoria Burattini (Massimo Volume) è stato citato da molti come uno dei migliori album italiani del 2023, e chi scrive non può che concordare. L’input per il disco nasce dalla sonorizzazione di tre corti girati negli anni ’40 dalla regista americana di origine ucraina Maya Daren. Bono e Burattini, coadiuvate da Stefano Pilia alla chitarra (che si è occupato anche della registrazione e del mix), compongono 10 tracce sognanti, che sembrano effettivamente una colonna sonora di un’epoca non definibile, o trasfigurata, per citare il titolo del disco. La batteria dona autenticità, si lega benissimo ai tappeti elettronici di synth e chitarra e dona al disco un sapore che non sarebbe stato lo stesso con una batteria elettronica. Il range dinamico elevato rende pienezza timbrica di tutti gli strumenti e favorisce ascolti con una generosa mandata di volume, possibilmente su un buon impianto o buone cuffie. Registrato e mixato da Stefano Pilia, masterizzato da Matt Bordin che, visto anche il risultato ottenuto per “Rimorso” di MAI MAI MAI, sembra tenerci alla dinamica, e per questo noi gli vogliamo bene.

Brano consigliato: Le Ossa


Say She She – “Silver” (2023, Karma Chief) [DR: 8]

Le Say She She sono un trio femminile proveniente da Brooklyn, composto Piya Malik (precedente nei gruppi El Michels Affair e Chicano Batman), Sabrina Mileo Cunningham e Nya Gazelle Brown. Le tre condividono una formazione comune come cantanti di musica classica oltre alla passione per soul-funk, disco (citano Nile Rodgers degli Chic come deus ex machina della loro produzione, basta ascoltare un brano come C’est Si Bon). “Silver”, uscito a un anno di distanza dall’esordio “Prism”, è un caldo abbraccio colorato e ammantato di psychedelia soul, perfettamente sintetizzato nella descrizione fornita dalle stesse autrici: “discodelic soul with dreamy harmonies“. La combinazione delle tre voci, che spesso sono talmente armonizzate da sembrare il canto delle sirene di Ulisse, richiamano alla mente la grande tradizione degli ensemble vocali afroamericani, a partire dagli anni sessanta e settanta, arrivando al mood suadente e carico di vibes passionali e sinuose dell’epoca d’oro della disco music, calate all’interno di atmosfere jazz, ma senza rinunciare al groove. Brani consigliati: Forget me not, Astral Plan, Reeling.
In cuffia o sull’impianto si nota un perfetto mix, con voci e linee di basso in evidenza e un master sufficientemente dinamico. Disco godibilissimo.

Masterizzato da JJ Golden (un’eminenza nel suo campo, soprattutto per quanto riguarda il formato vinile) e mixato da Chris Connors.

Brano consigliato: Reeling


Venerus – “Il Segreto” (2023, Asian Fake; Sony Music) [DR: 8]

Andrea Venerus, milanese classe ’92, è uno dei talenti in ascesa nel panorama italiano. Polistrumentista, cantautore e produttore (collaboratore di Mace, Salmo, Franco126 e altri nomi), negli anni ha saputo strisciare tra classifica e produzioni underground, cambiando pelle e proponendo lavori in continua evoluzione. Dopo l’ottimo full di esordio di “Magica Musica”, nel 2023 è tornato sulle scene con un disco che ha spiazzato l’ascoltatore fortemente colpito dal precedente album. Ha spiazzato per cambi di registro, stili musicali e influenze: un lavoro che è devoto ad artisti della scena italiana e internazionale (Bowie, Dalla, De Gregori, Elton John), ma senza risultare derivativo o revival. I testi raccontano giornate quotidiane di un alieno sentimentale, in maniera ingenua, gentile e talvolta forniscono degli elementi di autoanalisi da terapia psicologica sonora, controbilanciati da storie connotate da realismo magico (vedasi la dichiarazione d’amore in Il tuo cane, che ha poco a che fare con il servilismo in salsa sessuale e da venus in furs di I Wanna Be Your Dog di Iggy & the Stooges). I lavori di Venerus, così come la sua estetica, sono contraddistinti da un profondo senso di io spirituale, in una giungla di colori e pattern sonori tra psichedelia, pop, cantautorato e glam.
Quello che colpisce ne “Il Segreto” è anche la scelta di andare controcorrente e registrare in presa diretta, insieme alla sua band, presso la sua casa-studio. L’idea della presa diretta, che riduce al minimo gli interventi di post produzione, senza metronomo o basi registrate. Una dimensione pienamente artigianale, il cui risultato finale è stato consegnato all’etichetta discografica a bocce ferme. Nel disco ci sono interpolazioni di suoni registrati sul campo, compreso il rumore dei treni che passavano vicino allo studio. Un piccolo miracolo, un’inversione di tendenza nel segno della libertà creativa.
Il master dinamico e i suoni “naturali” incoraggiano l’ascolto ad alto volume, sentirete la vividezza dei suoni emergere.

Prodotto, mixato e masterizzato da Filippo Cimatti.

Brano consigliato: Sola


Daniela Pes – “SPIRA” (2023, Tanca Records) [DR: 7]

Difficile scrivere qualcosa che non sia già stato scritto su Daniela Pes nell’ultimo anno. Uno dei casi più clamorosi in Italia di unanime riconoscimento qualitativo da parte di critica e pubblico da parecchi anni a questa parte. L’artista gallurese, classe 1992, laurea al conservatorio di canto jazz, con l’aiuto alla produzione di Jacopo Incani (IOSONOUNCANE), fa uscire nell’aprile del 2023 “SPIRA”, che pian piano inizia ad imporsi e a ricevere apprezzamenti praticamente ovunque. L’album offre intensi tappeti elettronici, atmosfere evocative ed introspettive e momenti in crescendo di fortissima intensità, il tutto accompagnato da una voce potente ed espressiva, dove le parole (in parte in gallurese, in parte completamente inventate) hanno importanza soprattutto fonetica. Un album e un’artista incredibili che a parere di chi scrive meritano tutti gli elogi ricevuti.
Come suona? Qui il DR ha un’importanza relativa, per il genere, anzi, un DR 7 è anche generoso. Siamo in ambito prettamente elettronico, una certa compressione è quindi cifra espressiva. Qui funziona benissimo, non è eccessiva e aiuta a dare impatto nei momenti in cui i brani crescono di intensità. La mano di Incani si riconosce in una certa familiarità delle texture elettroniche con quelle dei dischi di IOSONOUNCANE. Si gioca molto sulla separazione stereo, come in Carme, forse uno dei pezzi migliori del disco, dove nella prima metà la voce si staglia nettamente sul canale destro, mentre i sintetizzatori si posizionano sul sinistro, lasciando solo alcuni reverberi e altri suoni a illuminare momentaneamente il centro del soundstage, che si riempie e cresce in intensità solo dalla seconda metà del brano.

Mixato da Bruno Germano al Vacuum Studio, masterizzato da Carl Saff al Saff Mastering Studio di Chicago.

Brano consigliato: Carme (qui in una splendida e intensa versione cantata live al Premio Tenco 2023, vinto proprio da lei, dove potete anche farvi un’idea di come suona in una versione più dinamica, come lo è in questo live con mix da tv).


Playlist

Come già fatto per le precedenti puntate di AOTE, qui sotto trovate la playlist con i brani suggeriti per ogni album. Seguiteci e mettete like alla playlist.

Album of The Ear non si ferma qui e a partire da questo 2024 la rubrica diventerà annuale (un numero di AOTE per ogni anno di uscite discografiche).

Nel frattempo buon ascolto di scoperta o ripasso dell’ultimo triennio!

Rinnoviamo il consiglio di controllare che nelle impostazioni abbiate selezionata la massima qualità disponibile per il vostro tipo di abbonamento e – importante – la normalizzazione disattivata.


SPOTIFY


DEEZER


Bonus per chi è arrivato fin qui: clicca.