Come il Dolby Atmos sta diventando una sorprendente resistenza alla loudness war, permettendo l'ascolto di album in versioni dal master (molto) più dinamico.

Bello ChatGPT, bella l’AI, ma la mia svolta tecnologica/(audio)nerd del 2024 è stata la musica in Dolby Atmos.

Non mi riferisco all’ascolto multidirezionale ed immersivo proprio di questa tecnologia, perché per quello bisogna avere una sala d’ascolto con una dozzina di altoparlanti, inclusi almeno un paio sul soffitto, e un amplificatore ad hoc (ergo un sacco di soldi da spendere, nonché uno spazio da destinare allo scopo).

Una sala cinematografica con altoparlanti anche sul soffitto per la riproduzione dei contenuti in Dolby Atmos (fonte Wikimedia)

Non ho ancora avuto l’opportunità di provare questo tipo di ascolto (se non al cinema per i film), quindi non posso esprimermi circa i vantaggi o le particolarità dell’esperienza. Mi sarebbe piaciuto partecipare a questo evento di Steven Wilson, non ho potuto (leggermente fuori mano), ma, a valle dell’evento, Wilson ha rilasciato al canale YouTube Darko Audio un’intervista sul tema molto interessante e che linkerò in passaggi specifici più avanti. 

Di certo concettualmente è interessante, soprattutto per quegli album dagli arrangiamenti più stratificati o per generi, come l’elettronica, dove non si è legati alla percezione della performance della band sul palco (situazione, questa, già resa in maniera soddisfacente dalla stereofonia).

In ogni caso, in questo articolo mi riferisco all’ascolto in 2.0 o stereo (ovvero con un normale paio di cuffie o un paio di diffusori) di musica in Dolby Atmos

Il formato ha la capacità intrinseca di adattarsi automaticamente al dispositivo di ascolto e al suo numero di canali. Quando si riproduce un brano in Atmos su un tradizionale impianto o dispositivo stereo, avviene un downmix in cui la configurazione multidirezionale viene “rimappata” per suonare correttamente su due canali, senza che si perda alcun dettaglio della registrazione.

Dove e come ascoltare musica in Atmos

Si può ascoltare musica in Atmos in due modi (più un terzo, non esattamente legale, facilmente ipotizzabile, e che per tali motivi non cito):

  1. Attraverso piattaforme che offrono musica in Dolby Atmos, come Apple Music, Amazon Music e Tidal.

PRO:

  • la comodità (a patto ovviamente di avere un abbonamento alle suddette piattaforme e un dispositivo che consente la riproduzione in Atmos);
  • la quantità di album disponibili (ogni giorno vengono caricati nuovi album in Atmos e il numero totale nei cataloghi delle piattaforme inizia ad essere importante).

CONTRO:

  • non tutti i dispositivi consentono di riprodurre il formato Atmos;
  • la riproduzione in Atmos richiede una buona mandata di volume per essere apprezzata pienamente. Se ascoltate musica dallo smartphone con le cuffie, potreste ottenere un livello di volume non sufficiente per apprezzare pienamente i vantaggi che più avanti descriveremo e, al contrario, il mix Atmos potrebbe apparirvi persino loffio (se così fosse, il consiglio è di collegare un DAC/amplificatore portatile al vostro smartphone, personalmente vi consiglio questo: grandioso per il prezzo!);
  • il formato di riproduzione è di tipo lossy, quindi con perdita di dati (anche se si tratta di un lossy di ottima qualità, ergo quasi indistinguibile da un formato lossless).
  1. Con l’acquisto di dischi che, oltre alla versione in cd o vinile, offrono anche il Blu-ray audio con tracce multicanale in Dolby Atmos.

PRO:

  • a patto di avere i componenti adatti (almeno un lettore Blu-ray in grado di leggere le tracce in Atmos), si possono fare ascolti ad alto volume anche su un impianto stereo;
  • i brani Atmos sono lossless (senza perdita dei dati) e con risoluzione hi-res;
  • volendo si può estrarre l’audio su pc e fare un downmix in stereo (2.0) delle tracce, ottenendo così i brani in FLAC o altro formato per poterli ascoltare praticamente ovunque;
  • nel processo di downmix è inoltre possibile applicare una soglia di normalizzazione che amplifica il brano quel tanto che basta per poterlo ascoltare a un volume sufficientemente alto su qualsiasi dispositivo, senza sacrificare la dinamica.

CONTRO:

  • non sono molti gli album venduti in Blu-ray audio;
  • è necessaria una certa expertise qualora si voglia estrarre e convertire l’audio, oltre ad avere hardware e software necessari su pc.  

Ora vediamo qual è il processo che gli artisti e le etichette seguono per arrivare alla distribuzione di brani in Dolby Atmos.

Come si arriva a pubblicare un album in Dolby Atmos

La creazione dei brani in Atmos avviene in fase di mixaggio, ma può verificarsi il caso in cui il nuovo mix Atmos si crei a partire da un master pre-esistente.
In ogni caso, il mix deve rispettare precisi requisiti stabiliti dai laboratori Dolby per far sì che il brano possa essere masterizzato e distribuito.

Foto di Mark Renlund su Flickr

Cerchiamo di mettere in fila i vari passaggi, per maggiore chiarezza:

Registrazione e Mixaggio:


  • Registrazione: questa fase non prevede generalmente alcuna modifica nel processo di lavorazione. Gli artisti registrano la propria musica come farebbero normalmente, senza necessariamente adottare procedimenti particolari pensando all’eventuale resa in Atmos.

  • Mixaggio: è in questa fase che si crea la versione in Atmos del mix, parallelamente o successivamente a quella “classica” in 2.0.
    Il mixing engineer, in uno studio adibito al Dolby Atmos, utilizza un software di mixaggio compatibile con il formato (ad esempio Protools) per posizionare i suoni nello spazio tridimensionale.
    A differenza degli impianti Dolby classici 5.1, 7.1 e simili, che si basano su canali fissi, il Dolby Atmos si basa tecnicamente su “oggetti” posizionati in punti diversi, ma precisi, nello spazio. Questo significa che suoni differenti e distinti possono essere posizionati in numerose e diverse locazioni: intorno, sopra e sotto la testa dell’ascoltatore, arrivando fino a un totale di 128 tracce. Inoltre, rispetto alla tecnologia precedente, l’Atmos è modulare e scalabile: come accennato in precedenza, si adatta a qualsiasi dispositivo di ascolto scalando sul numero di canali in uso. 

Per maggiori dettagli su come si lavora per l’Atmos in fase di mixing, vi consiglio questa intervista di strumentimusicali.net a Pino “Pinaxa” Pischetola, mixing engineer che ha lavorato con artisti del calibro di Franco Battiato e Depeche Mode.

Approvazione dei Dolby Labs e masterizzazione

Il mix codificato in Dolby Atmos viene inviato ai Dolby Labs per l’approvazione (o alle piattaforme streaming stesse, che seguono strettamente quanto richiesto dai Dolby Labs). Si verifica che il mix rispetti gli standard tecnici e qualitativi richiesti per garantire una riproduzione ottimale in Atmos e, se l’esito è positivo, viene certificato, consentendone la masterizzazione e quindi la distribuzione su piattaforme streaming o supporti fisici. 

Ed è proprio nei requisiti di approvazione dei laboratori Dolby che si nasconde l’arma supersonica contro la loudness war….

Goldrake by Meriti on DeviantArt

… ma a questo ci arriviamo tra poco.

Il vantaggio dell’ascolto in Atmos anche su dispositivi e impianti stereo

Arriviamo quindi al punto focale di questo articolo, ovvero capire dove sta il vantaggio dell’ascolto in questo formato anche utilizzando un tradizionale paio di cuffie.

Torniamo al momento descritto in precedenza circa i requisiti per l’approvazione dei mix Atmos: tra questi è obbligatorio il rispetto di un certo livello di loudness (per semplicità: il volume medio percepito in fase di ascolto). 

Per motivi tecnici propri della tecnologia (che spiega bene Steven Wilson in questo passaggio), è necessario che i brani in Atmos abbiano una loudness media non superiore a -18 LUFS (Loudness Units relative to Full Scale): si tratta di un valore molto più basso rispetto a quello medio della gran parte dei brani pop e rock prodotti negli ultimi anni.
È un valore che si traduce in un range dinamico piuttosto elevato, paragonabile a quello che avevano normalmente gli album prima del 1996, quando fu inventato il brickwall digital limiter, che consentì la compressione del segnale audio digitale (evitando di andare in clipping) e il cui abuso diede poi vita alla loudness war, tutt’oggi – ahinoi – in corso.

Attenzione: non bisogna confondere la normalizzazione utilizzata dalle piattaforme di streaming che abbassa automaticamente il volume del brano, con la soglia di LUFS richiesta dai laboratori Dolby.
La normalizzazione delle piattaforme streaming abbassa solo il volume del prodotto finito (ovvero brano già masterizzato), quindi se un master è già compresso, continuerà a mantenere la sua compressione, solo a un volume inferiore.
Nel caso del Dolby Atmos, invece, il controllo della loudness porta a una decisione Go/No Go: se il valore di LUFS non è conforme, il brano viene escluso e sarà necessaria una rilavorazione da parte del mixing engineer. 

Un album che sulle piattaforme streaming e nei formati tradizionali (cd, vinile) esce con un master schiantato (cosa che purtroppo capita spesso), in Atmos non può avere tale trattamento e, per i motivi che abbiamo appena descritto, dovrà necessariamente essere parecchio dinamico.

A questo punto dovrebbe esservi chiaro il vantaggio dell’ascolto in Atmos. 

Al di là dell’effetto immersivo ottenibile pienamente solo con impianti appropriati, con semplici cuffie o una coppia di diffusori stereo, è possibile ascoltare la versione (molto) più dinamica di molti album recenti pubblicati con master troppo compressi.

Se, come me, siete sensibili al problema, è facile capire come questo non sia un dettaglio, ma un’opportunità incredibile, una piccola rivoluzione. Magari solo per i pochi veramente fissati con la qualità dell’ascolto come il sottoscrittoma comunque una rivoluzione.

Ho sempre pensato che basterebbe poco per accontentare chi tiene alla qualità dell’ascolto nell’epoca della loudness war: permettere a chi compra un album di poter scaricare una versione pre-master (tanto è in fase di mastering che solitamente si fanno i danni, comprimendo eccessivamente). Zero sforzi, zero costi e si farebbero felici molti ascoltatori. Provarono a fare una cosa simile i Nine Inch Nails con “Hesitation Marks” ma l’operazione non ebbe molto successo (anche perché la versione “audiophile” del disco non era propriamente tale).

Anche se non è nato per questo scopo, il Dolby Atmos sta effettivamente permettendo di ottenere vere versioni “audiophile” di album che, nella versione tradizionale stereo, sono massacrati da un master eccessivamente compresso.

L’unico problema è che ottenere queste versioni è ancora troppo complicato. Come discusso all’inizio dell’articolo, ci sono diversi ostacoli sia per l’ascolto su piattaforme di streaming, sia tramite Blu-ray audio.

È comunque un passo molto importante per riportare la chiesa (leggi: la dinamica) al centro del villaggio.

Di seguito una lista di album che sono usciti in versione Atmos, con il valore DR risultante in tale versione (o meglio, in una versione stereo ottenuta attraverso downmix del brano con tracce separate) e in quella “tradizionale”.

ARTISTAALBUMANNODR versione “normale”DR versione Atmos (downmix in stereo)
Billie EilishHit Me Hard And Soft2024610
Black PumasChronicles of a Diamond2023411
BlurThe Ballad of Darren2023510
Calibro 35Nouvelles Aventures2023711
ColdplayA Rush Of Blood To The Head2002713
English TeacherThis Could Be Texas2024410
Florence and the MachineCeremonials2011511
GorillazCracker Island2023411
InterpolThe Other Side Of Make-Believe2022611
MastodonHushed and Grim2022612
Metallica72 Seasons2023511
MuseAbsolution2003710
Nadine ShahFilthy Underneath2024512
Sleater-KinneyLittle Rope2024612
Slowdiveeverything is alive2023511
SpoonLucifer On the Sofa2022613
St. VincentAll Born Screaming2024411
The Last Dinner PartyPrelude to Ecstasy2024512
TurnstileGlow On2021511
Vampire WeekendOnly God Was Above Us2024511

Già dal confronto tra i valori è possibile rendersi conto della differenza in termini di range dinamico. Ma anche e soprattutto all’ascolto, questa è evidentissima, specie con dispositivi o impianti in grado di erogare un buon livello di volume (se non si dispone di questa tipologia di hardware, il consiglio è quello di cercare di ottenere downmix stereo con volume normalizzato).

Confronto tra le forme d’onda del mix in Atmos (in alto) e quella classica stereo. Transienti pieni, aria tra gli stessi e spazio in alto (headroom) nel primo caso, transienti mozzati, poca e nessuna aria, headroom assente nel secondo caso (qui vedete spazio in alto solo perché il volume è stato normalizzato per far suonare allo stesso livello percepito le due fonti, ma in realtà sarebbe così). All’ascolto la differenza è parecchio evidente nell’ultimo minuto e mezzo di video: fate caso a come sia tutto più compresso e affogato nel mix stereo e come sia invece arioso il mix Atmos con naturale differenza tra i volumi.

Album che ho sempre trovato affaticanti a causa di un master troppo compresso, ora si riascoltano con piacere: le linee di chitarra, basso e batteria emergono con pienezza e profondità, le voci si distinguono in tutta la loro ricchezza timbrica e i momenti di maggior volume non soffocano per lo schiacciamento del limiter

Non tutti hanno la stessa qualità e sicuramente ci sono dischi che beneficiano più di altri di un range dinamico maggiore, ma la maggior parte acquista nuova vita. Sono gli stessi album che avevo conosciuto in versione stereo tradizionale, ma in qualche modo diversi, più vivi, enormemente più godibili.

Ma ci sono suoni diversi negli album in Dolby Atmos?

Al netto delle differenze nel range dinamico, la tendenza generale è quella di rispettare l’integrità del mix stereo, senza aggiungere o modificare nulla (lo dichiara anche Pischetola nell’intervista linkata poco sopra). Se si dispone di un impianto Dolby Atmos, sarà la “locazione” dei suoni a cambiare rispetto alla classica stereofonia, ma generalmente non cambiano i suoni in sé.
Ci sono però alcuni casi in cui si approfitta della fase di mix Atmos per introdurre nuovi elementi (intro o code più lunghe, remix delle linee strumentali e vocali ecc.).
Questo accade soprattutto con i dischi “classici” dei decenni precedenti. È il caso dei remix Atmos dei The Doors curati da John Densmore e Bruce Botnick, i quali presentano caratteristiche sonore palesemente differenti rispetto al mix originale.

Aspettative per il futuro e fonti di ricerca e monitoraggio delle uscite in Atmos

In conclusione, per le ragioni fin qui espresse, mi auguro che esca sempre più musica in Dolby Atmos (stando a quanto dice Steven Wilson, è praticamente scontato) e che si recuperino tanti bellissimi album usciti in epoca loudness war, devastati da master troppo compressi. 

Soprattutto mi auguro che sempre più persone (artisti, ingegneri del suono, ascoltatori) tornino (o inizino) ad apprezzare la dinamica in musica e che magari questa sia riportata di default anche nei più tradizionali formati di riproduzione, così da rendere più facile l’ascolto a tutti. 

Per quanto riguarda invece l’ascolto in Dolby Atmos su impianti ad hoc per ottenere l’effetto immersivo, quello che posso augurarmi è che i costi necessari per impianti del genere a casa si abbassino, anche se comunque rimane l’ostacolo importante di uno spazio di ascolto di cui disporre.

Giunti alla fine vi starete forse chiedendo come fare a sapere quali album sono usciti in Atmos, chiudo quindi con qualche fonte utile per orientarsi:

  • playlist sulle piattaforme (ad esempio questa su Apple Music) o semplici ricerche con frasi quali “dolby atmos” o “audio spaziale” nella buca di ricerca;
  • profilo Instagram ufficiale Dolby Labs (con frequenza generalmente settimanale vengono annunciate le nuove uscite attraverso brevi video);
  • Spatial Audio Database (traccia le uscite in Atmos su Apple Music, con report esportabili in .csv);
  • Spatial Audio Finder (motore di ricerca in cui è possibile ricercare artisti e verificare se hanno pubblicato album in Atmos, sempre su Apple Music).

Infine, su questo blog trovate approfondite analisi tecniche di alcuni album usciti in Dolby Atmos, con confronti tra questa versione, quella per le piattaforme digitali e quella in vinile.