Come alcuni canali youtube sono diventati simbolo della pandemia e in che modo si stanno evolvendo.

Per me è iniziato tutto durante la pandemia: non ricordo chi mi ha girato il link o come ne sono venuto a conoscenza, ma in casa, in quelle lunghe giornate di lockdown, abbiamo iniziato ad ascoltare un canale youtube di musica in live streaming e, a poco a poco, quel sottofondo ha accompagnato quei momenti di isolamento sempre più spesso. Ancora adesso, ogni volta che faccio partire “Beats to relax/study to” o “Beats to sleep/chill to” un po’ ho quella sensazione di essere tornato in un momento sospeso nel tempo. Ho scoperto di non essere il solo che ha avuto questo rapporto con il canale della Lofi Girl, la ragazza-cartoon che passa ore e ore a leggere, meditare o sonnecchiare ascoltando musica rilassante. Ma le playlist lofi hip-hop non sono solo ansiolitici sonori, anzi: nascondono altri aspetti interessanti che forse è il caso di approfondire.

Un po’ di storia

Torniamo indietro al 2015, anno in cui la musica definita “hip hop lo-fi” ha iniziato a emergere e data di apertura del canale youtube Lofi Girl. All’epoca si chiamava ancora ChilledCow e forniva streaming live di musica 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel 2017 sono nate le due live stream specificamente pensate per studiare o per rilassarsi a cui accennavo poco fa.

Il primo logo di Chilled Cow

In poco tempo le stream hanno iniziato a raccogliere milioni di visualizzazioni ogni mese. Sono stati i periodi della pandemia che hanno indirettamente decretato il successo del canale. Già in precedenza i canali YouTube 24/7 funzionavano come chat room; con il lockdown sono diventati il mezzo, per più giovani, di parlarsi, confrontarsi e discutere delle proprie difficoltà personali, creando una sorta di community attiva a ogni ora del giorno e della notte. In alcuni casi i canali hanno cavalcato l’onda: College Music, ad esempio, ad aprile 2020 ha lanciato lo stream “Lofi beats to quarantine and stay indoors to” (ora non più attivo), a tema distanziamento sociale che, in appena un paio di settimane, ha raggiunto più di 17 milioni di visualizzazioni.

La necessità (per i più giovani ma non solo) di chattare, di non sentirsi isolati e di ascoltare una musica semplice, intima e capace di dare conforto e alleviare l’ansia, ha fatto il resto.

Ora i numeri di ChilledCow sono diventati impressionanti: a febbraio 2022 il canale ha raggiunto il traguardo dei dieci milioni di iscritti e adesso siamo a oltre 13,5 milioni.
Al canale vero e proprio si sono affiancati una serie di profili social, un sito ufficiale, uno shop da cui acquistare il merchandising e persino un generatore personalizzato della oramai celebre Lofi Girl.

Arriviamo infine a marzo 2021, momento del sesto anniversario del canale: ChilledCow cambia nome diventando semplicemente Lofi Girl, un rebranding nato sull’onda dell’iconicità raggiunta dalla sua protagonista, ormai divenuta troppo identificativa del canale stesso per non prendersi interamente la scena.
Ad aprile 2023, per non farci mancare nulla, arriva anche il Lofi Boy (con cagnolino invece che gattino) per lo stream “Synthwave – beats to chill/game to”.

L’annuncio del 18 marzo 2021 pubblicato su Twitter

Lo stile visuale

A proposito della Lofi Girl, anche la storia della sua immagine merita una menzione.

Il fotogramma de “I sospiri del mio cuore”

Inizialmente, a febbraio 2017, per il live streaming è stata utilizzata una gif presa dal film “I sospiri del mio cuore”, prodotto nel 1995 dallo Studio Ghibli e raffigurante Shizuku Tsukishima, la protagonista, intenta a scrivere e a studiare mentre indossa un paio di cuffie. Probabilmente per motivi di violazione del diritto d’autore, il live streaming è stato rimosso da YouTube, per poi tornare qualche mese dopo con un’animazione vagamente simile, ispirata alla precedente, ma personalizzata e creata dall’artista Juan Pablo Machado.

Non è stato l’unico caso di problemi legati al copyright: un altro canale simile, Chillhop Records, l’anno seguente ha utilizzato una gif tratta da “Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo” (di Mamoru Hosoda, 2012) che ha causato uno scontro legale con lo Studio Chizu, studio di produzione del film. Anche in questo caso si trattava di un’immagine di una ragazza che studia o fa i compiti. Insomma, l’originalità non è un tratto distintivo di tutti questi canali, anzi, situazioni di questo tipo non sono state un caso isolato.

Ma torniamo a noi: l’animazione attuale di Machado rappresenta una ragazza adolescente (sempre con l’immancabile micio al fianco) il cui nome ufficiale è incerto – si dice sia Jade – e che è stata subito soprannominata, appunto, Lofi Girl o Lofi Study Girl.

È diventata così riconoscibile e ha avuto così successo che ha dato origine anche a una serie di parodie, versioni fan-art e adattamenti regionali, ma anche a moltissimi meme e citazioni. E, di fatto, ha definito l’estetica e fissato uno standard per molte altre playlist e canali simili (“shiloh dynasty – radio 24/7” del già citato College Music è solo un esempio tra i tanti). Se siete curiosi, in questo articolo di Rokas Laurinavičius e Mindaugas Balčiauskas intitolato “People Edit The “Lo-Fi Study Girl Into Versions From Different Countries Full Of Original Details” sono raccolte 30 versioni diverse nate originariamente su Reddit. C’è anche quella italiana (numero #26 della lista), ambientata a Firenze, in cui la ragazza compila il curriculum vitae mentre sta guardando sul suo portatile un video di Alberto Angela (apprezzabile anche il poster di “Nord Sud Ovest Est” degli 883 alla parete e soprattutto “IL Castiglioni-Mariotti” nella libreria).

Bonus: in realtà l’incontro tra anime e lo-fi hip hop inizia ben prima della nascita della Lofi Girl e non possiamo non citare “Samurai Champloo”, bellissima serie anime di Shinichiro Watanabe (lo stesso di Cowboy Bebop) la cui colonna sonora era formata da un mix di hip-hop ipnotico, jazz e rap, prodotto da un team di quattro artisti, tra cui anche il dj giapponese Nujabes, autore della sigla di apertura.

Ok, ma la qualità musicale?

Chilled Cow/Lofi Girl non è stato il primo canale con una proposta musicale hip-hop lofi/chillpop e sicuramente non è l’unico: le considerazioni che seguiranno sono valide anche per altri profili youtube (Chillhop Music, College Music, Nickolaas o Mellowbeat Seeker, ad esempio) e infinite playlist su Spotify, Deezer e Apple Music.

Come possiamo definire questo genere? Immaginate un mix di hip-hop, jazz, chill-out, ambient, lounge e downtempo in cui spesso sono inseriti frammenti in loop, campionamenti e rumore ambientale. Tutto ciò va a formare un flusso infinito di ritmi morbidi, beat elettronici e melodie reiterate.

La possibilità di creare campionamenti semplici, l’accessibilità e una bassa barriera qualitativa all’ingresso (basta che il pezzo sia minimamente decente per essere trasmesso negli stream) lo ha reso il genere più facile e più popolare tra artisti, beatmaker e produttori esordienti e anonimi. Non c’è bisogno di grosse spese né di collaborazioni importanti e ingombranti (come avviene invece per l’hip-hop tradizionale).

Secondo quanto scrive Marco Caizzi nell’articolo “Lofi hip-hop beats: da sogno a incubo” si tratta di:

«Una musica ormai indistinguibile in tutto e per tutto dalla peggiore muzak prodotta dagli anni Novanta a oggi. I beat non sono più ossessivi e circolari, non forniscono più spazio meditativo tra il concentrato e il malinconico, non fanno oscillare la testa, non danno gusto, non hanno più nemmeno la patina lofi! […] Produzioni genericamente downtempo dai bpm lenti, piene di cambi (di solito break con pad ambient stucchevoli) e parti suonate (per lo più chitarrine che sembrano un incrocio tra una demo di musica motivational e il peggior smooth jazz anni Novanta), di campioni e tecniche di campionamento non c’è più traccia.»

Insomma, il risultato è un sottofondo musicale che non si distanzia molto da quella che viene definita Xanax Music e Sad Rap. Nel lontano 2018 (badate bene, in totale epoca pre-covid), Sergio Savini in un articolo intitolato “Lo-fi hip hop e Xanax sono l’unica via di fuga dall’ansia millennial” definiva il genere come «un flusso costante e comfy di beat prodotti da artisti senza nome», definendolo quindi «la colonna sonora appropriata per una generazione paralizzata», in cui la musica e le immagini (le gif ripetute all’infinito) sono specchio della realtà:

«La generazione millennial, affamata di continuità e di esperienze di flusso, ha finito per sonorizzare la propria vita con una musica liquida e innocua. Lo scorrimento senza increspature delle lo-fi hip hop radio è la risposta musicale all’insofferenza per la discontinuità di una generazione che ha conosciuto solo la crisi, il cambiamento, la flessibilità e, da giovani adulti, la precarietà, la fragilità e la paura.»

Con l’avvento della pandemia tutto ciò non ha fatto altro che acuirsi. C’è stato un fiorire di canali simili: playlist per studiare, rilassarsi, dormire, concentrarsi, cenare, meditare, lavorare, curare le piante. Non è musica che viene messa alle serate o in occasioni sociali ma consumata nella propria stanzetta.

A volte i brani di queste playlist o stream sono creati allo scopo. Altre volte invece vengono presi, decontestualizzati da un’opera unica, stravolte dalle intenzioni originali dell’autore. Questa estrapolazione forzata dal contesto originale diventa quasi surreale: interessante il caso del pezzo Melancholia II di William Basinski, raccontato in questo articolo del 2022 di Andy Cush intitolato “Inside the Ambient Music Streaming Boom”:

«Melancholia II di William Basinski sembra ciò che potrebbe accadere se la disperazione stessa entrasse in uno studio e qualcuno premesse il pulsante di registrazione. […]. Basinski, forse il più celebre compositore ambient del 21° secolo, ha composto il brano di sette minuti nel suo solito modo: spulciando il suo vasto archivio di nastri audio, trovando un frammento di suono particolarmente risonante e riproducendolo in loop finché non assume la sua propria identità e importanza. Potresti sperimentare Melancholia II nel modo in cui i critici hanno spesso interpretato il lavoro di Basinski: come una meditazione sull’inevitabilità universale della morte e del decadimento. O, forse più probabilmente, potresti approcciarlo come un sonnifero per l’udito, come una colonna sonora per contare le pecore più tristi che abbiano mai attraversato i tuoi sogni. Melancholia II appare come traccia n. 80 in “Songs for Sleeping”, una playlist di cinque ore e mezza creata e ospitata su Spotify, accompagnata dall’immagine di un bambino nascosto sotto le coperte bianche e dalla promessa di “Ti mando a un dolce, dolce sonno.” […] Melancholia II è il pezzo più popolare di Basinski su Spotify, con oltre 10,6 milioni di riproduzioni. Le altre 13 tracce dell’album hanno una media di circa 800.000 riproduzioni ciascuna.»

Ad oggi le riproduzioni di Melancholia II superano i 12,5 milioni mentre la media degli altri brani si è alzata a 1,2 milioni, ma la differenza rimane comunque rilevante.

Un po’ di playlist su Spotify, spesso indistinguibili l’una dall’altra

Qualche domanda aperta

Ci sarebbe da chiedersi quanto e come queste playlist aiutino gli autori dei pezzi. Forse contribuiscono a qualcosa in termini monetari (se i numeri sono estremamente alti), ma d’altro canto fanno sempre più passare l’idea che la musica (anche quella sperimentale composta per motivi totalmente diversi) sia solamente un sottofondo e nulla di più. Quante implicazioni negative può avere questo aspetto? Solo per citarne alcune: la decontestualizzazione, il distanziamento che si crea tra ascoltatore e artista, la perdita di importanza della musica in sé e dell’esperienza di ascoltare musica. Per non parlare dell’appiattimento della musica ambient dovuto al proliferare di tracce composte con il solo obiettivo di essere inserite in playlist in streaming e fare numeri.

Ma vediamola anche in un’altra ottica, quella dell’ascoltatore: questi stream possono essere adatti quando si ha bisogno di un sottofondo non impegnativo (cosa legittima, anche se ci piace sempre sottolineare l’importanza dell’ascolto attivo ed evitare quello che abbiamo definito “l’ascolto multitasking”). La parola chiave qui è “attenzione”: se, come noi spesso sosteniamo, la musica di qualità merita ascolti attenti e se consideriamo che questi canali lo-fi hanno musica generalmente di qualità non eccelsa, può quindi essere giusto il ruolo di sottofondo che si sono scelti? Può questo “genere” avere il proprio posto nel nostro mondo musicale odierno proprio come una muzak contemporanea, senza che non sia una cosa propriamente negativa, un flusso sonoro al quale non prestare troppa attenzione ma funzionale nel suo ruolo di mero riempitivo di un silenzio ansiogeno? E, a questo punto, è corretto il ruolo dei creatori anonimi di lofi hip-hop attuale?

Vista così, tutto quello che arriva (anche inaspettatamente) a William Basinski e a tutti gli artisti di livello inseriti nelle varie playlist si può considerare come “grasso che cola” perché non si tratta di un’alternativa all’ascolto tradizionale ma semplicemente un qualcosa in più.

Noi ascoltatori, invece, possiamo assegnare a queste playlist il ruolo di riempitivo a cui dedicare, legittimamente, poca o nessuna attenzione, considerandole come un accompagnamento. L’importante è essere pienamente consapevoli della musica che si decide di ascoltare, la qualità, l’utilizzo e il grado di coinvolgimento che vogliamo raggiungere.

Oltre lo Xanax per le orecchie: qualche consiglio

Se vi piace perdervi nel chillpop, provate anche questi 15 dischi di artisti più o meno affermati e di cui garantiamo la qualità (e sì, ci sono anche artisti italiani). Magari sono leggermente diversi da ciò che ascolta la Lofi Girl (abbiamo proposte hip-hop, ambient, trip hop, e anche un mix di tutte le precedenti) ma sono sicuramente più interessanti dal punto di vista compositivo e musicale:

A Tribe Called Quest – “Beats rhymes and life” (1996, Jive)

Air – “The virgin suicides” (2000, Source/Virgin)

Nicola Conte – “Jet Sounds” (2000, Schema Records) – Link bandcamp

Zero 7 – “Simple things” (2001, Ultimate Dilemma) – Link bandcamp

Quantic – “The 5th exotic” (2001, Tu Thoughts LTD)  Link bandcamp

The Dining Room – “Numero Deux” (2001, Ishtar) Link bandcamp

Fat Jon & Nunjabes – “Samurai Champloo Music Record: Departure” (2004, Victor Entertainment)

Port-Royal – “Flares” (2005, Resonant Recordings) – Link bandcamp

Flying Lotus – “Los Angeles” (2008, Warp) – Link bandcamp

Bonobo – “Black sands” (2010, Ninja Tune) – Link bandcamp

BADBADNOTGOOD – “BBNG2” (2012, Revolution Recordings) – Link bandcamp

J Lloyd – “Kosmos” (2020, Caiola Records) – Link bandcamp

Kruder & Dorfmeister – “1995” (2020, G-Stone Recordings) Link bandcamp

Madlib – “Sound ancestors” (2021, Madlib Invazion) – Link bandcamp

Arnoux – “Notturni” (2023, autoprodotto) – Link bandcamp