Il musicista inglese ha presentato il suo ultimo album “The Overview”, in audio Dolby Atmos e correlato da un film in computer grafica.

Nell’articolo sulla dinamica ritrovata nella musica contemporanea grazie al Dolby Atmos, scrivevo quanto avrei voluto partecipare all’evento organizzato da Steven Wilson a Monaco di Baviera, nel maggio scorso. Era una sessione d’ascolto organizzata nel contesto di una fiera hi-end, in una sala temporaneamente allestita con un impianto Dolby Atmos. Wilson tenne un talk sul tema, facendo anche ascoltare brani di diversi gruppi “classici” con remix Atmos da lui curato. 

A distanza di alcuni mesi, ho finalmente avuto l’opportunità di ascoltare un talk del musicista inglese, che ha presentato in anteprima il suo nuovo album, “The Overview”, in una sala cinema con impianto Atmos. Decisamente meglio rispetto allo spazio allestito temporaneamente nella fiera di Monaco.

L’evento, tenuto il 5 marzo nel centralissimo Cinema Barberini di Roma – ristrutturato durante la pandemia – è stato presentato da Luca De Gennaro (conduttore radiofonico su Radio Capital, scrittore e docente universitario) e ha visto la partecipazione di Steven Wilson e del suo collaboratore, il regista Miles Skarin.

Sono riuscito ad assicurarmi un posto in sala grazie all’iniziativa dello store romano Discoteca Laziale, che ha messo in vendita un bundle con preorder di “The Overview” in vinile + biglietto per l’evento (disponibile in poche unità e andato sold out in breve tempo). 

(Foto di Emanuele Pantano)

I 158 posti della sala Atmos del Barberini, sono stati occupati da fan (presente anche una rappresentanza del fan club italiano, fondamentale nell’organizzazione della serata) e semplici estimatori del musicista inglese, incuriositi dalla natura dell’evento.

“The Overview”

“The Overview” è l’ottavo album della carriera solista di Steven Wilson, uscito il 14 marzo per Fiction Records e rilasciato anche con mix in Dolby Atmos. Il lavoro è nato dopo una chiacchierata di Wilson con il suo amico Alex Milas, che tra le sue diverse occupazioni (scrittore, archeologo, editore), figura anche a capo di un’organizzazione chiamata Space Rocks, che si propone di celebrare l’esplorazione dell’universo come fonte di ispirazione per l’arte, la musica e la cultura in generale. Sul sito si legge:

Space Rocks è una celebrazione dell’esplorazione spaziale e dell’arte, della musica e della cultura che essa ispira. Crediamo che non ci sia mai stato un momento più entusiasmante nella ricerca dell’umanità di comprendere il proprio posto nell’universo, volgendo lo sguardo sia verso il sistema solare e le stelle e galassie lontane, sia verso il prezioso pianeta che tutti noi chiamiamo casa.

L’intensa chiacchierata che ha dato origine al disco è stata incentrata sul tema dell’effetto “overview”. Si tratta di un cambiamento cognitivo riportato da alcuni astronauti, causato dall’osservazione della Terra dall’orbita – o dalla superficie lunare – e dalla sua piccola dimensione (e fragilità) rispetto all’enormità dell’universo. 

Foto scattata il 24 dicembre 1968 da Bill Anders, membro dell’equipaggio Apollo 8 in orbita lunare (NASA).

Una presa di coscienza che genera un forte senso di connessione con l’umanità e il pianeta, facendo apparire irrilevanti confini nazionali e divisioni politiche. Diversi astronauti, a seguito dell’effetto overview, hanno avvertito una profonda trasformazione nella percezione del proprio ruolo nel mondo, con intensi sentimenti di responsabilità ambientale e solidarietà globale.

Wilson, come ha spiegato nel talk, non era a conoscenza dell’argomento, ma un istante dopo la chiacchierata con Milas ha realizzato di poterci fare un disco. 

“The Overview” è diviso in 2 suite ben distinte: Object Outlive Us (23 minuti) e The Overview (18 minuti). Stilisticamente è un album prog (anche se a Steve non piace etichettarlo così), con varie influenze rock ed elettroniche, e include, nella prima suite, testi curati da Andy Partridge degli XTC. Le diverse sezioni di ognuna delle 2 suite sono concepite e assemblate come fossero scene di un film, come lo stesso Wilson ci ha spiegato. 

La cover di “The Overview”.

L’ascolto nella sala del cinema Barberini è stato accompagnato dalle immagini del film correlato all’album, realizzato in CGI da Miles Skarin. 

La sensazione, condivisa con amici e carpita da diversi commenti in sala, è quella di un ottimo lavoro, forse uno dei migliori della carriera solista di Steven Wilson e probabilmente apprezzabile anche da chi non è fan. L’uscita dell’album e i conseguenti ascolti potranno confermare o smentire questa iniziale impressione. 

L’ascolto in Dolby Atmos e proiezione del film in computer grafica

Dopo l’introduzione di Luca De Gennaro, nella sala Atmos del Barberini si sono spente le luci e, con l’inizio della proiezione, il pubblico presente ha ascoltato le prime note di Object Outlive Us provenire da diversi punti della sala.

Come scrivevo nell’altro articolo sul Dolby Atmos:

A differenza degli impianti Dolby classici 5.1, 7.1 e simili, che si basano su canali fissi, il Dolby Atmos si basa tecnicamente su “oggetti” posizionati in punti diversi, ma precisi, nello spazio. Questo significa che suoni differenti e distinti possono essere posizionati in numerose e diverse locazioni: intorno, sopra e sotto la testa dell’ascoltatore, arrivando fino a un totale di 128 tracce.

La sala del Barberini è dotata di numerosi altoparlanti sulle pareti verticali e sul soffitto, tutti indipendenti tra loro, permettendo una perfetta resa del mix Atmos. Voci, chitarre, basso e batteria, così come suoni sintetizzati, sono stati sapientemente calibrati nel mix per suonare in specifiche posizioni (diffusori) della sala.

Più che dall’aspetto wow che ci si potrebbe immaginare, cioè quello di percepire una voce accanto a sé o un colpo di batteria sopra la testa, con conseguente sorpresa; ciò che personalmente ho apprezzato di più è stato l’ascolto immersivo nella sua totalità, o comunque sul medio lungo periodo. Con lo scorrere dei minuti, grazie anche alla varietà compositiva e stilistica dell’album e delle immagini a schermo correlate, ho avuto la progressiva sensazione di essere letteralmente “immerso” nei suoni. La dinamica (necessaria e “imposta”) del mix in Atmos, favorisce la godibilità di ciò che si ascolta, senza che si percepisca la minima fatica d’ascolto.

Il film in computer grafica mostrava ambienti naturali terrestri danneggiati da sversamenti di petrolio, incendi e altri interventi umani deprecabili, alternati con immagini di pianeti e nebulose di cui venivano evidenziate le giganti dimensioni contrapposte a quelle minuscole della Terra. 

Foto scattata durante la proiezione in sala (Emanuele Pantano). 

Non so se la differenza tra un ascolto in stereo e uno in Atmos sia davvero, come dice Wilson, paragonabile a quella tra il vedere una foresta dipinta in un quadro, ed essere dentro quella foresta. Probabilmente non si tratta di un contrasto di percezione così netto, ma senza dubbio l’ascolto è diverso, “aumentato”.
Alla fine, quando si sono riaccese le luci, ho avuto proprio la sensazione di uscita da una dimensione immersiva. 

Il Q&A di Steven Wilson con Luca De Gennaro e il pubblico

Introdotto da Luca De Gennaro, Steven Wilson sale sul palco alla fine della proiezione, accolto dal caloroso applauso dei presenti e pronto a discutere amabilmente di musica, come è solito fare.

La conversazione prende il via dal suo rapporto (e quello dei Porcupine Tree) con Roma, per poi toccare la scrittura di “The Overview”, il mix in Atmos e vari altri temi musicali. Tra questi, la perdita dell’abitudine di ascoltare la musica con calma, in un’epoca in cui, soprattutto nel mainstream, dominano canzoni corte e playlist. A tal proposito, Wilson fa notare come ogni giorno milioni di persone vadano al cinema e restino al buio per almeno 90 minuti, senza controllare nel frattempo la mail o prepararsi un sandwich: «perché non riusciamo più a fare lo stesso con la musica?»

Interessante anche il discorso filologico sul “prog”: alla domanda provocatoria di De Gennaro «Is prog cool again?», Wilson ribadisce la sua avversione per le etichette, definendo “prog” qualsiasi musica in cui si sperimenti con “sensibilità progressiva” rispetto al già noto. Tra gli esempi cita The Smile, Mogwai, Massive Attack, ma anche Billie Eilish.

Le domande del pubblico hanno invece riguardato l’intelligenza artificiale (con Wilson che ha fatto riferimento al brano December Skies scritto, a mo’ di esperimento, con l’aiuto di ChatGpt) o il tema del perché molte persone negli “-anta” rimangano legate ai classici, convinte che oggi non esista più musica valida: «I think that’s actually normal and not uncommon: we – con un sorriso e un cenno di inclusione verso chi ha fatto la domanda – are the weird ones». 

L’ultimo tema trattato, sollevato da un ragazzo in sala con perfetta pronuncia inglese, è su come gli eventi negativi degli ultimi anni abbiano influenzato l’album e la musica in generale.
Wilson conclude con un messaggio di speranza e ottimismo:

«È difficile essere davvero positivi quando si guarda al mondo… soprattutto negli ultimi tre o quattro anni» ma, in The Overview, «c’è anche molta speranza […] il messaggio che spero le persone colgano da questo album è che l’universo non si interessa di te e della tua vita. È qualcosa di completamente insignificante. E non è una cosa meravigliosa? Goditi il viaggio!»

La serata si chiude con un caloroso applauso e una bella foto collettiva:

Foto pubblicata da Luca De Gennaro sul suo profilo FB

È sempre bello quando gli artisti incontrano il pubblico e dialogano sulla musica. In una sala così, di fronte a un artista del genere, è stato particolarmente significativo. 

Qui sotto trovate il video completo del Q&A (con sottotitoli selezionabili in italiano). Lo abbiamo caricato sul nostro nuovo canale YouTube, che vi invitiamo a seguire e che speriamo di riempire presto con altri contenuti interessanti.