La nostra passione per le fanzine è cosa oramai nota, e su quel mondo abbiamo fatto un articolo tempo fa, coinvolgendo anche La fanzinoteca Pipette Noir.
Ora torniamo sull’argomento parlando di una delle fanzine che più ci piace comprare, leggere e far conoscere.
Si tratta di Upzine che, se ricordate, avevamo già citato in una chiacchierata con Franz Barcella.
La fanzine è nata da qualche anno: la prima uscita è di febbraio 2022 e da allora non si è più fermata, con una media di 4 mesi tra un numero e l’altro. Fidatevi, sono tempi molto stretti per un risultato di così alta qualità e con una lunghezza non indifferente: siamo sulle 100 pagine per numero.
Upzine (per gli amici UP) è come un pacco regalo: all’inizio non sai cosa c’è dentro. Dalla copertina non c’è indicazione degli argomenti, non c’è menzione degli intervistati. È una peculiarità rilevante: non è una rivista di settore che viene comprata solo perché in copertina c’è il tuo artista preferito, la novità che sta facendo il botto o il solito vecchio nome di richiamo. Upzine invece si compra per essere sorpresi.
Cosa ancora più bella è il fatto che poi, al suo interno, si trovano tante cose interessanti, di qualità e soprattutto di vario tipo: recensioni, approfondimenti, interviste, foto, articoli, racconti, monografie, consigli.
Gli argomenti sono i più disparati e sicuramente ci sono cose che non si trovano spesso da altre parti. Alcuni filoni però sono facilmente rintracciabili, ad esempio ritornano spesso gli articoli sul metal più estremo (la scena islandese, quella newyorkese, le donne del Black Metal, una guida al Black Metal cosmico, il Drone Metal). Un altro argomento ricorrente è quello delle scene punk hardcore (la scena Egg Punk di Lipsia, quella punk rock francese degli anni zero, ma anche quella dark-oi! sempre d’oltralpe, quella hardcore di Imperia, il nardcore e la scena punk di Oxnard, California, l’hardcore finlandese).
Questa parte, assieme a interviste e monografie a gruppi vecchi e nuovi (The Van Pelt, Boris, Jay Reatard, Grade2, Iggy Pop & The Stooges, Nothing, Jawbreaker, Bam Bam, Jawbox, solo per citarne alcuni) è quella ovviamente di rilievo. D’altra parte però è facile trovare pezzi molto diversi e sorprendenti: tra i miei preferiti quello sui singoli per jukebox della S.P.E.R. (Società Per le Edizioni Radiofoniche), o quello sulla Ruta del Bacalao, cioè quella scena elettronica techno ed EBM di Valencia negli anni ‘80-’90.
E poi le rubriche: per ovvi motivi leggo sempre con piacere quella intitolata “Wide angle: storie impresse” in cui un fotografo sceglie una sua foto (tutte bellissime!) scattata ad un live e spiega la storia che c’è dietro. Trovo interessanti anche gli articoli che mischiano cinema e musica, magari analizzando alcune colonne sonore e tracklist molto particolari.
È importantissimo raccontare le piccole scene e i movimenti che sono stati decisivi per una storia della musica, quella che non si ciba esclusivamente di tour grandiosi, di palchi immensi, di show negli stadi, ma che forse è quella più importante e vera, quella che sottotraccia pulsa di vita e porta avanti un’idea di musica coerente e autentica, a prescindere dal genere.
Massimo Perasso (che è anche il fondatore della label Taxi Driver), negli editoriali del numero 2 e 3, mette questo aspetto nero su bianco, citando l’inclusività come elemento fondante:
«Dovevamo parlare di punk ma anche di metal, di scene “famose” e altre più misconosciute, di artisti che hanno calcato palchi importanti e di quelli che hanno a malapena una fama locale.» […]
«Riprendiamoci la musica che gli uffici stampa si sono divorati pur di vendere l’ennesimo cofanetto del cazzo. Basta con le solite facce. Andiamo avanti, un pochino indietro, facciamo qualche passo di lato ma cerchiamo di esplorare territori nuovi.»
Una fanza nata «fuori dalle logiche del guadagno, solo per il piacere di creare qualcosa che avremmo voluto acquistare e che non trovavamo in giro» scrive Alberto Canale (n. 3), definendo Upzine come un atto “di amore e follia”. È una scintilla che conosciamo bene qui a Extended Play ed è per questo che ci troviamo così affini nel modo di pensare. Lo scopo è «diffondere cultura, passione e tutto ciò che di bello ci sta a cuore» scrive Valentina Piazzola nel n. 4.
E troviamo ancora più indispensabile quello che Sofia Cookie scrive nel n.6:
«Upzine sceglie di riprendersi il suo tempo. Esce solo quando ha qualcosa di importante da dire e quando questo contenuto è confezionato come si deve. L’obiettivo è lasciare un segno che duri. […] Non vogliamo solo 30 secondi di nonsense monetizzabile.»
Insomma, un turbinare di idee, di argomenti e di generi. Se da un lato si nota la passione e competenza degli autori, nonché una gran voglia di raccontare qualcosa di interessante, dall’altro il lettore ha la capacità di godere di ciò che legge, in una modalità ancora oggi validissima: quella della carta stampata, che rallenta la velocità per immergersi nelle parole e nelle storie raccontate.
Io l’ho scoperta a Bergamo, al Punk Rock Raduno di qualche anno fa, ma l’origine della fanzine è da cercare in un’altra città e in un’altra regione: Genova! Lì c’è un negozio di dischi e piccola label discografica, il Flamingo Records Store (ora nella sua nuova sede di Via Luccoli, 17R) e, non è un caso che proprio Alberto e Maso, i proprietari, abbiano deciso di imbarcarsi anche in quest’altra avventura.
Appena ho avuto tra le mani una rivista così intrigante e così curata, ci ho messo pochissimo a diventarne un fedele lettore (anche se, shame on me, non sono mai riuscito a recuperare il primo numero, nemmeno in fase di ristampa, sigh sob). Contattare la redazione di Upzine è stato il passo successivo, perché volevo saperne di più e contemporaneamente raccontare la loro storia.
EP: Apriamo con le domande di rito: da chi è composta la redazione? E com’è nata Upzine? Perché un giorno avete deciso che era arrivato il momento di fondare una fanzine?
Albe: Upzine è nata tramite due differenti strade che hanno finito per convergere in un’unica via maestra. Da tempo io e Maso, proprietari del negozio di dischi Flamingo Records, sentivamo l’esigenza di scrivere qualcosa di più di una fanzine. Tutto nell’editoria musicale sembrava statico, vecchio e noioso, così i pomeriggi in negozio passavano fantasticando nell’impostare una fanzine dal taglio nuovo e curata nei dettagli. Praticamente nello stesso periodo, Amanda, Valentina e Sofia, pubblicavano la prima di tre fanzine cartacee edite dalla nota webzine Punkadeka, dedicate allo stato di salute del punk durante il periodo del Covid.
Il modo di fare le cose, le idee, la voglia di fare hanno finito per portarci a creare una redazione lombardo-ligure. Amanda ha smesso di far parte della redazione ma continua a collaborare curando la rubrica fotografica “Wide Angle” e le seconde di copertina.
Valentina oltre a traduzioni, logistica e motivare la ciurma, cura la rubrica dedicata ai libri più interessanti del momento. Sofia è l’artista del gruppo, dire che impagina è riduttivo perché è la creatrice del taglio grafico inconfondibile di UP. Io e Maso ci occupiamo della direzione artistica e quest’ultimo ha anche scritto il primo libro edito dalla neonata UP Edizioni: “Sicuramente disco dell’anno” (2023).
Vale: sottoscrivo quanto detto sopra, e aggiungo che l’idea di fondare una zine cartacea è nata dalla voglia di contrastare quel dimenticatoio in cui finisce l’informazione web. Un numero di UP lo puoi riprendere in mano quando ti pare, leggerlo e sfogliarlo, rileggerlo e risfogliarlo. Le notizie online il giorno dopo non esistono già più.
EP: Sei numeri in poco tempo: come sono andati questi anni dal punto di vista della fanzine? Immagino ci sia stato da subito un buon riscontro e che questo vi abbia dato lo slancio per proseguire.
Albe: il riscontro è ottimo ma sempre relativo. Parliamo di una media di 150 copie, quindi non un granché in termini assoluti, diciamo che abbiamo i nostri lettori appassionati e ci piace coccolarli. Il difficile è arrivare al pubblico generalista senza rinunciare alle nostre idee. Non scriviamo nemmeno i titoli degli articoli in copertina, chi vuole UP deve essere curioso, prenderla in mano come un oggetto misterioso e lasciarsi guidare da noi. Per gli altri c’è Blow Up in edicola con qualche zombie in copertina.
Vale: oltre al riscontro, che sia in termini di vendite che di feedback positivi è un fortissimo catalizzatore per continuare e dare sempre il meglio nonostante tutte le difficoltà del caso, la cosa che ci spinge ad andare avanti è soprattutto perché a noi piace farlo, il segreto in fondo è quello.
EP: Domanda per Sofia: trovo favolosa la resa grafica, richiama le vecchie fanzine ma la leggibilità rimane perfetta. Lo stile cambia continuamente da un articolo all’altro ma c’è una grande coerenza di fondo. A cosa ti ispiri? Come lavori sulla grafica? E soprattutto: le copertine sono tutte diverse, sempre sorprendenti, come sono nate?
Sofia: Ti ringrazio per i complimenti! Mi piace pensare di aver trovato un punto d’incontro tra il collage DIY fatto in cameretta e le tecniche della grafica e dell’editoria professionali. La leggibilità in un progetto editoriale non è mai negoziabile.
Provo a dare ad ogni articolo un aspetto diverso, come se UP fosse un grande contenitore che dà la linea guida, poi ogni cosa al suo interno è coerente ma con una sua personalità. Cerco di abbinare immagini, disegni, collage con il contenuto del singolo articolo per enfatizzarne il contenuto e per ingolosire il lettore alla lettura.
Non a caso prima di imparare a leggere le lettere, impariamo a leggere i colori, le forme, le texture, il linguaggio visivo può raccontare tanto quanto la parola scritta, se poi sono abbinati tanto meglio!
Per ispirarmi a creare utilizzo diverse fonti per diversi elementi del magazine: per i layout di solito prendo spunto da vecchie riviste e fanzine, per i font e i titoli cerco qualcosa che parli del contenuto dell’articolo, come fosse un prodotto da scaffale al quale dare un volto tipografico, quando lavoro con le fotografie che ci mandano cerco di valorizzarle il più possibile e lo stesso faccio con le illustrazioni.
Utilizzo principalmente Adobe Indesign per impaginare e programmi come Photoshop, Illustrator o Procreate per creare immagini digitali o modificare immagini esistenti. All’occorrenza utilizzo anche materiale analogico.
Le copertine di UP hanno tutte una loro storia, la cover di UP 3 per esempio nasce da una battuta in chat tra di noi, disegnata per scherzo e poi utilizzata veramente.
A volte la copertina è la prima cosa che disegno, a volte è l’ultima. Abbiamo scelto volutamente di creare copertine che non abbiano riferimenti visivi al contenuto del magazine per dare un aspetto misterioso ad UP, difficile capire di cosa tratta vedendo copertine così. Inoltre le copertine seguono un filo logico di colori: ogni volta che esce UP nuovo, il colore predominante della copertina diventa anche il colore delle icone sulle varie piattaforme online.
EP: La cosa che colpisce di Upzine è una passione smisurata: è bellissimo leggere i vostri articoli perché, anche se non conosco l’argomento, la passione e l’entusiasmo che esce dalle vostre parole è contagioso. Penso che oggi sia una dote rara: la maggior parte degli articoli che leggo da altre parti sono simili più ad un comunicato stampa che ad un modo per comunicare la musica con le parole. Qual è secondo voi il modo per coniugare urgenza di raccontare, passione e leggibilità?
Albe: Domanda difficile, io credo sia far parlare gli appassionati di musica e dare spazio alle loro idee. In una normale rivista un giornalista deve parlare di ciò che la redazione vuole, a volte di argomenti di cui non sa nulla, in quel caso o si inventa voli funambolici o copia il comunicato stampa. Su UP alcuni dei contributors (scusate l’inglesismo ma non mi viene in mente un termine migliore) scrivono un solo articolo relativo ad un argomento che amano e poi non scrivono mai più nulla. Questo alza di molto la qualità della zine che non avendo l’urgenza di fare comunicazione in tempo reale può permettersi di parlare praticamente di qualsiasi cosa. Altro dettaglio importante è che abbiamo a cuore anche lo stile, lavoriamo molto sulle correzioni e l’alleggerimento di alcuni articoli. Ci è capitato di rifiutare articoli da persone molto preparate musicalmente ma che scrivevano proprio male.
Vale: grazie, è un bellissimo complimento! L’intento è proprio quello di trascinare il lettore nelle nostre stesse passioni, anche, e soprattutto, se diverse dalle nostre. Una delle mie rubriche preferite per esempio è “Archivio Barile”, perché ogni volta scopro cose che non sapevo nemmeno esistessero e vado a cercare e ad ascoltare ciò di cui Fabrizio scrive, incuriosita. Ho anche comprato il disco jukebox di cui parla nel nr. 4: da un lato Baby I Love You dei Ramones e dall’altro Contessa dei Decibel! Pazzesco ahah! Quello che ci piace sempre dire e che ormai è diventato il nostro slogan è che Upzine è una rivista di appassionati per appassionati. E il motivo per cui è nata è proprio quello di contrastare le cosiddette fast news, la cui fruibilità dura poche ore dopodiché sono già passate. Con Upzine non vince chi arriva prima ma cerchiamo di proporre qualcosa che resti attuale nel tempo anche se letto anni dopo. Ci interessa la lentezza intesa come prendersi il tempo necessario per dare un prodotto di qualità e non farlo uscire perché deve. Infatti UP 6 ci ha messo quasi un anno ad andare in stampa ma non potremmo esserne più soddisfatti.
EP: Vi capiamo benissimo e sposiamo questo vostro modo di fare! La varietà di articoli è la cosa che più mi colpisce: come vengono scelti gli argomenti? Ci sono linee guida? Avete delle regole o qualcosa che vi fa da bussola?
Albe: assolutamente nessuna linea guida se non quella di bilanciare ogni numero con novità e retrospettive. Per il resto andiamo a braccio e ci facciamo guidare dal nostro gusto e dalle nostre emozioni.
Vale: confermo, totalmente a caso ahah. Di solito va così:
«Albe, mi ha colpito la storia che ha raccontato Zhong dei The Sino Hearts sul palco del Punk Rock Raduno, posso chiedergli se gli va di scrivere un articolo per UP?»
«Vale, incredibili gli Avem, andiamo a chiedergli se vogliono far parte del prossimo numero!».
O ancora.
«Conosco Tizio che è amico di Caio che potrebbe intervistare Sempronio, cosa dici?»
«Vai»
«Ho il libro per UP ma forse è un po’ al limite, cosa ne pensi?»
«Vai»
«Ho un’idea»
«Vai».
C’è completa fiducia reciproca. Direi che la nostra bussola è semplicemente l’entusiasmo del momento. E l’entusiasmo dei nostri collaboratori.
EP: Quali sono le vostre ispirazioni nel lavoro che fate su Upzine?
Albe: non credo che ci sia una fanzine simile ad UP in Italia al momento. Leggo “Razorcake” che forse è la cosa che si avvicina di più a noi. Amavo molto “Bam!” e “Sottoterra” ma sono completamente diverse da UP. L’ispirazione arriva più dalle fanzine di fine Anni Settanta ma rivisitate sotto un’ottica meno situazionista e un minimo aggiornata.
Vale: per quanto mi riguarda invece, io porto su UP un libro che mi ha particolarmente colpito, e per questo un doveroso ringraziamento va alla mia amica Giulia, proprietaria di una libreria indipendente, e ai suoi preziosi consigli. Quindi la mia ispirazione sono i libri, semplicemente perché mi piace leggere ahah.
EP: Due domanda anche su Flamingo Records: negozio di dischi di Genova ma anche etichetta discografica. La prima domanda è: com’è oggi la vita del negoziante di dischi?
Albe: dipende sempre da come la si vuole impostare, a noi l’idea del vecchio negozio di dischi che vende “Dark Side of The Moon” all’infinito fa un po’ cagare (chi ha letto Up 6 saprà di cosa parlo), secondo noi nel 2024 bisogna essere spazio più che negozio. L’idea è un posto dove condividere esperienze, racconti, che si faccia promotore di cultura e concerti, uno spazio relazionale. Io non sono così solidale con i vecchi tromboni che si chiudono in bottega a vendere ristampe di classici e poi si lamentano di Amazon. Devi andare a cercare musica nuova da proporre e avere una selezione di usato decente se vuoi cavartela.
EP: La seconda è sulla Label: come vengono scelti i gruppi e gli artisti? Come nascono le collaborazioni?
Albe: all’inizio ascoltavamo le demo, con il tempo abbiamo preferito adottare un rapporto più diretto e basato sulla relazione umana. Produciamo al 90% persone che conosciamo, di cui abbiamo stima e che con le quali c’è unione di intenti.
Ti dirò una cosa spietata e che mi farà sembrare antipatico, ma non ho mai ricevuto una demo che mi facesse saltare sulla sedia e dire «Wow! Questa band cambierà le cose!».
Ti spiego il perché: negli anni 90 fare una demo e mandarla alle etichette era quasi l’unico modo per uscire dalla sala prove. L’autoproduzione funzionava ma registrare era costoso e per evolvere il passare da un’etichetta era un passaggio fondamentale. Adesso le buone band semplicemente registrano a proprie spese, suonano dal vivo e pubblicano online i pezzi, se sono buone band qualcuno se ne accorgerà. Consiglio di leggere l’intervista ai Sex Mex su UP 6, sottolineano come registrare oggi sia semplice ed economico e si possano fare in casa ottime canzoni. Il succo è lì, oggi le buone band badano al sodo, le altre, quelle che non hanno dalla loro la scrittura, cercano un ufficio stampa, fanno i reel Instagram fighi, tutte cose che andrebbero fatte (ammesso che sia fondamentale) dopo aver scritto canzoni valide.
EP: Torniamo alle fanzine con due domande classiche: come vedete il mondo delle fanzine oggi? Cosa vi piace e cosa cambiereste?
Albe: la fanzine non è più tanto un mezzo di diffusione delle informazioni quanto un modo differente di esprimersi e di comunicare con le persone. Non tutti si trovano a proprio agio nell’utilizzo dei canali comunicativi più comuni, non siamo obbligati ad avere una pagina Facebook o Instagram, possiamo esprimerci in tanti modi diversi e il nostro è sporcare di inchiostro della carta.
Vale: ammetto di non conoscere così bene il mondo delle fanzine odierne per poter esprimere un’opinione completa a riguardo ma sto vedendo un ritorno di qualità del cartaceo, come “Garageland” per esempio, nata più o meno con noi, e questo mi fa un immenso piacere.
EP: Cosa si ascolta nella redazione? Avete gusti affini tra di voi?
Albe: Assolutamente variegati, un elenco lo trovo tedioso, credo che leggendo la fanzine ci si possa fare un’idea di quanto un viaggio in macchina tra noi quattro potrebbe essere fonte di litigi tra chi vuole ascoltare Nala Sinephro e chi i Rammstein.
Vale: non potremmo essere più diversi! Il mio gruppo preferito sono i Ramones, che invece per altri non entrerebbero neanche in una top 10. Ma è proprio questo il nostro bello, e si può vedere anche negli articoli di UP con i quali cerchiamo di far appassionare a una band nonostante prima di quell’articolo tu lettore non pensavi ti potesse interessare o non sapevi nemmeno esistesse. Io stessa per esempio grazie ad UP ho scoperto band come Sekunderna e Sex Mex che ho inserito nei miei ascolti. Questo è ciò che amo di UP.
EP: Per chiudere: cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Upzine?
Albe: Sicuramente UP 7 a breve perché abbiamo già parecchio materiale per un nuovo numero e la seconda uscita di UP Edizioni entro la prima metà dell’anno. Poi non sappiamo, siamo persone attive e dinamiche, potremmo continuare o con questo formato o inventare altro, dipenderà dalla nostra voglia e dal nostro interesse in questo tipo di canale espressivo.
Vale: abbiamo già delle belle chicche per il nuovo numero e ne stiamo parlando proprio mentre ti scrivo. La voglia di continuare c’è!
Qualche link:
- Upzine su Facebook: https://www.facebook.com/uprivista/
- Upzine su Instagram: https://www.instagram.com/up_zine/
- Profilo Facebook del Flamingo Records Store: https://www.facebook.com/flamingorecordsstore/
- Profilo Instagram del Flamingo Records Store: https://www.instagram.com/flamingorecordstore/
- Bandcamp della Flaming Records Label:: https://flamingorecords.bandcamp.com/
- FB della label: https://www.facebook.com/flamingorecordslabel
- IG della label: https://www.instagram.com/flamingorecords.label/


