Cinque motivi per cui continuiamo ad amare il vecchio supporto in PVC.

Nell’articolo Musica su vinile: caratteristiche, limiti e falsi miti pubblicato in contemporanea a questo che state leggendo, abbiamo spiegato come, dati alla mano, sia inesatto affermare che il vinile suoni meglio del digitale. Inoltre è indubbio che il vinile, rispetto al digitale, abbia degli evidenti limiti di comodità e di trasportabilità.
Ma allora come spiegare il recente sorpasso sul Cd audio in termini di vendite e la crescente popolarità del supporto in PVC tra gli oggetti più desiderati ed esibiti (soprattutto sui social)?

Abbiamo individuato 5 motivi. 

  1. Perché ci piace possedere cose tangibili

A molti di noi sarà capitato di arrabbiarsi nel momento in cui si è appreso che i genitori hanno dato via, senza il nostro consenso, giocattoli, libri o fumetti che che ci hanno accompagnato da bambini.
Anche se quegli oggetti erano magari chiusi in cantina, inutilizzati ed impolverati, l’idea che siano stati buttati o regalati a qualcun altro ci indispone.
La sensazione è quella di aver perso una parte di noi, qualcosa che definiva il nostro passato, la nostra identità. 

È lo stesso motivo per cui ci possono volere anni prima di disfarsi di vecchi libri o di vecchi oggetti che occupano spazio in casa. 

(Foto di Christopher Flynn su Unsplash)

Il piacere di possedere manufatti ed oggetti è un qualcosa che accompagna l’essere umano da sempre.
Lo testimoniano continuamente gli scavi archeologici in cui si rinvengono oggetti a cui non si può attribuire esclusivamente utilità pratica, ma anche dei fini decorativi, collezionistici, affettivi. 

“Nell’oggetto, insomma, noi amiamo quel che vi mettiamo di noi, l’accordo, l’armonia che stabiliamo tra esso e noi, l’anima che esso acquista per noi soltanto e che è formata dai nostri ricordi.”

[Il fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello]

Quando si tratta di vinili, quindi, non stupisce come possedere qualcosa di concreto, tangibile, che rappresenti le nostre passioni, sia qualcosa che ricerchiamo e desideriamo, specie in un’epoca come quella attuale dove, volenti o nolenti, molti dei prodotti culturali di cui usufruiamo sono dematerializzati.

  1. Perché ci piace possedere cose belle. E i vinili possono essere molto belli

Quando acquistiamo un mobile, un oggetto di arredamento, una macchina o qualsiasi altra cosa, l’aspetto estetico è tra le prime cose che valutiamo.
Lo facciamo anche quando compriamo qualcosa che dovrebbe avere solo una funzione pratica come ad esempio una tovaglia o un set di bicchieri.
Compriamo cose che ci servono, ma compriamo anche cose che riteniamo semplicemente belle.

“Quando hai solo due monete, acquista una pagnotta di pane con una e un giglio con l’altra.”

(Antico proverbio cinese)

Quando allora si tratta di esteriorizzare la propria passione per la musica, non c’è niente di meglio che farlo attraverso supporti suonanti che siano concreti, tangibili ed anche esteticamente appaganti.

Non è un caso che le nuove uscite dei dischi, da diversi anni a questa parte, siano spesso accompagnate da edizioni speciali con vinili colorati e artwork molto curati.
Come non è un caso che chi compra vinili molto spesso senta l’esigenza di fotografarli e mostrarli agli altri attraverso i social.
È pura e genuina esibizione del bello (e delle proprie passioni) e non c’è niente di male in questo.

(Fonte: Instagram, vinylcollection)

Artisti e case discografiche conoscono bene questi meccanismi e di conseguenza, per ovvie ragioni, li incentivano.

  1. Perché soddisfa maggiormente il nostro ego di fan nei confronti di un artista

Prima della diffusione della musica digitale attraverso il web, si potevano ascoltare i propri artisti preferiti esclusivamente tramite supporti fisici. Poteva essere un vinile, un’audiocassetta o un Cd audio. 

La conoscenza di quanto prodotto dai propri idoli musicali doveva necessariamente passare da tali supporti. 

Con la diffusione del web e la conseguente facilità di trasporto di dati – e quindi anche di musica digitale – attraverso la rete, non è più così.
Oggi è possibile conoscere benissimo la produzione di un artista ascoltando tutto ciò che ha prodotto attraverso l’utilizzo di piattaforme di streaming musicale e magari approfondendo con la visione di interviste e live su YouTube. 

Ma limitarsi a questo significa non avere nulla di fisico che possa rendere tangibile la propria passione.
È in questo solco che nasce il desiderio di avere un elemento tangibile che renda concreti l’interesse e la passione verso una band o un artista.
Il supporto fisico soddisfa il nostro ego e funge come una sorta di distintivo del fan doc

(Fonte Instagram, radiosunshinelive)

Nella soddisfazione di questo desiderio ci si affida spesso al vinile perché semplicemente è più bello a vedersi, sia quando è sullo scaffale sia – soprattutto – mentre suona.
In questo modo il nostro apprezzamento per l’artista diventa concreto e può essere esibito.

Lo scaffale con la discografia in vinile del proprio artista preferito stabilisce con quest’ultimo una connessione che è sicuramente di maggiore valenza (perché concerne anche l’aspetto visivo e tattile) rispetto alla stessa discografia dematerializzata su un hard-disk o una pennetta usb.

(Fonte: Instagram, vinylcollection)
  1. Perché una collezione di vinili in qualche modo ci rappresenta

Cosa ascoltiamo può dire molto di noi. La nostra collezione di dischi, come quella dei libri, può essere vista come un’estensione culturale della nostra identità.
“Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei”, potremmo declinare così la famosa frase pronunciata dal gastronomo Jean Anthelme Savarin ormai due secoli fa sulle abitudini alimentari che rivelerebbero le caratteristiche identitarie delle persone.
Probabilmente anche più del cibo, i nostri ascolti ci definiscono e raccontano molto del nostro passato e del nostro presente.

(Foto di Dane Deaner su Unsplash)

Lo scaffale dei dischi è una sorta di cartina tornasole del nostro gusto musicale che possiamo mostrare con orgoglio (o meno, dipende dai casi) agli ospiti e magari tramandare alle successive generazioni. 

Diventa quasi lapalissiano far notare come la schermata degli artisti che seguiamo su Spotify non possa avere lo stesso potere comunicativo e rappresentativo. 

  1. Perché l’ascolto prevede un rituale e il suono che otteniamo è una ricompensa

“You’re so warm…oh, the ritual…when I lay down your crooked arm…
Spin, spin…spin the black circle”

(Pearl Jam Spin the Black Circle”)

I Pearl Jam in questo passaggio individuano uno dei principali aspetti che caratterizzano il piacere dell’ascolto in vinile: il rituale. 

Quando decidiamo di ascoltare un disco, magari dopo lunga e riflessiva sosta di fronte allo scaffale, diamo inizio ad una serie di azioni che riproduciamo ogni volta allo stesso modo, proprio come accade in un rituale. 

(Foto di Priscilla Du Preez su Unsplash)
  • Tolgo il coperchio che protegge il piatto dalla polvere;
  • estraggo il vinile dalla sua custodia e lo pongo sul piatto;
  • accendo il giradischi e l’amplificatore;
  • prendo la spazzolina antipolvere e, mentre il disco gira, tolgo la polvere con la stessa;
  • sgancio il braccio dal suo supporto;
  • lascio delicatamente cadere la puntina sull’estremità del disco e finalmente ottengo la ricompensa per le azioni fin qui effettuate: il suono;
  • mi siedo nel punto di ascolto e so già che non mi alzerò fino alla fine del lato che sta suonando;
  • quando la puntina smette di suonare musica e restituisce il suono della superficie non incisa, mi alzo per capovolgere il disco e iniziare l’ascolto dell’altro lato.

Gli ultimi due punti sono fondamentali. Tendenzialmente le probabilità di effettuare un ascolto intero di un album sono molto più alte quando si ascolta un vinile.
Quando ascoltiamo musica su Spotify o scegliendo una cartella su un hard-disk, siamo portati a spezzettare gli ascolti. È come se il nostro cervello fosse continuamente tentato dall’invito a cambiare album.
E viste la facilità e l’immediatezza con cui è possibile farlo nel dominio digitale, spesso cediamo a questa tentazione.
Passiamo continuamente da una traccia all’altra o da un album all’altro.
Non è automatico e non per tutti è così, è un qualcosa che riguarda l’ educazione all’ascolto e il rispetto verso l’album che l’artista ha prodotto.
È però innegabile come sia più facile cadere in tentazione con un click su Spotify piuttosto che con il vinile, dove passare da un album all’altro significa ripetere ogni volta le azioni manuali di cui sopra.

Il digitale, lo abbiamo visto, porta con sé innegabili vantaggi tecnici e di comodità, ma il vinile possiede ancora importanti armi di fascinazione che ne stanno determinando il ritorno ad un ruolo da protagonista nel mercato dei supporti musicali e negli affetti degli ascoltatori.